Pare opportuno introdurre l’argomento gestione degli impianti con alcune definizioni che permettono di inquadrare sotto il profilo metodologico il significato formale della manutenzione.
- Def. Ocse 1963: “Si intende per manutenzione quella funzione aziendale alla quale sono demandati il controllo costante degli impianti e l’insieme dei lavori di riparazione e revisione necessari ad assicurare il funzionamento regolare e il buono stato di conservazione degli impianti produttivi, dei servizi e delle attrezzature di stabilimento”.
- Uni 9910 (ottobre 1991). “Manutenzione: combinazione di tutte le azioni tecniche e amministrative, incluse le azioni di supervisione, volte a mantenere o a riportare un’entità in uno stato in cui possa eseguire la funzione richiesta”.
- Dpr 412 26 /8/93. L’art. 1, lett h definisce manutenzione ordinaria dell’impianto (termico) le operazioni specificamente previste nei libretti di uso e manutenzione degli apparecchi e componenti che possono essere effettuate in luogo con strumenti e attrezzature di corredo agli apparecchi e componenti stessi e che comportino l’impiego di attrezzature e materiali di consumo d’uso corrente.
Ho citato alcune definizioni, altre ve ne sono ma tutte, pur con declinazioni differenti, insistono sul concetto di mantenere efficienti e affidabili le apparecchiature al fine di garantirne la funzionalità nel corso del loro ciclo di vita.
Ulteriore elemento che caratterizza gli impianti di climatizzazione è la correlazione esistente tra lo stato di manutenzione e la qualità dell’aria che essi immettono negli ambienti occupati dalle persone.
Le conseguenze di una cattiva manutenzione delle apparecchiature di condizionamento, come per esempio le unità di trattamento aria piuttosto che i canali di distribuzione, possono essere gravi perché creano le condizioni ideali per lo sviluppo di elementi patogeni la cui diffusione è favorita dai terminali dell’aria ubicati in ciascun ambiente con rischio per gli occupanti.
Non va trascurato inoltre che la mancata pulizia dei filtri delle unità di trattamento, piuttosto che il sedime accumulato nei canali, generano perdite di carico supplementari e quindi maggiore consumo di energia per superare la maggiore resistenza incontrata dall’aria nel suo movimento, con rischi di incendio e corrosione.
Anche per questi motivi, una seria progettazione degli impianti di condizionamento non può prescindere dalle esigenze manutentive. La necessità di contenere i consumi energetici per la climatizzazione degli edifici ha spinto i progettisti a soluzioni impiantistiche ove i ricambi di aria sono ridotti al minimo, in ciò aiutati anche da un quadro legislativo che ha favorito l’adozione di criteri costruttivi tesi al risparmio energetico.
Non va inoltre sottaciuto che a volte i gestori degli impianti di climatizzazione, soprattutto se hanno in carico la fornitura del combustibile secondo formule contrattualistiche a forfait, tendono a ridurne ulteriormente l’utilizzo, a favore di quella di recupero. Questa pratica, la cui attuazione avviene tramite la parzializzazione delle serrande sull’aria esterna, aumenta il rischio collegato alla diffusione di colonie di batteri associati alla ripresa dell’aria negli ambienti. In queste circostanze è importante aumentare la frequenza di manutenzione di certi componenti critici, come per esempio i filtri. Il risparmio energetico, che pure è importante, non deve essere spinto al livello tale da compromettere la qualità del servizio o addirittura creare le condizioni per situazioni potenzialmente tossiche.
Purtroppo, una delle ultime direttive del Parlamento Europeo, la 2010/31/UE del 19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell’edilizia, non è sufficientemente esplicita in tal senso. Infatti, si focalizza principalmente sul risparmio energetico, senza però considerare gli aspetti correlati, o se pure timidamente li palesa, non esita a subordinarli all’aspetto dei costi, come si evince in corrispondenza del comma 8 delle premesse, “la prestazione energetica dell’edificio dovrebbe tenere conto delle condizioni climatiche locali, nonché dell’ambiente termico interno e dell’efficacia sotto il profilo dei costi”.
Ancora più esplicito è l’art. 15 - “Ispezione degli impianti di condizionamento” - nel quale si fa riferimento a ispezioni periodiche da parte degli organi preposti finalizzate alla verifica del dimensionamento dell’impianto rispetto al fabbisogno di raffrescamento o riscaldamento, senza tener conto del tema manutenzione, come se un’impianto ben dimensionato, ma mal gestito, possa adempiere alla finalità per il quale è stato concepito.
Conseguenze mancata manutenzione sotto il profilo sanitario
La qualità dell’aria che respiriamo è influenzata da molteplici fattori, come la presenza di materiali nocivi internamente ed esternamente agli ambienti, le condizioni meteorologiche, la climatizzazione. Considerato che spendiamo circa l’80% del nostro tempo in ambienti indoor, è facile intuire l’influenza rappresentata dalle strutture dell’edificio, superfici e ventilazione.
Lo sviluppo degli studi sulla qualità dell’aria interna è da ascrivere ai seguenti fattori:
1. la crisi energetica e l’incremento del prezzo del petrolio hanno spinto i gestori di grandi edifici a diminuire la quantità di aria esterna da trattare, con conseguente scadimento della qualità dell’aria negli edifici e l’insorgere di casi di malessere diffusi negli occupanti;
2. l’interesse dell’igiene e della medicina del lavoro in relazione all’occupazione degli ambienti;
3. la constatazione che l’alterazione della qualità dell’aria interna (IAQ) e, di conseguenza, gli effetti sulla salute e sul benessere dell’uomo interessano gran parte della popolazione dei paesi industrializzati;
4. le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che sottolineano che il 30% degli edifici nei paesi industrializzati risulta affetto da problemi tali da causare disturbi e/o malattie agli occupanti;
5. l’impiego di materiali polimerici non sufficientemente testati e di tecniche edilizie non appropriate che possono aumentare la concentrazione degli inquinanti interni.
Negli ambienti confinati gli impianti di climatizzazione svolgono le funzioni di controllo delle condizioni termoigrometriche dell’aria, di ricambio controllato dell’aria e di cattura di polveri e altre particelle trasportate. In pratica, però, esistono casi in cui l’impianto non svolge in maniera idonea queste funzioni e, per giunta, può trasportare o diventare esso stesso una fonte di contaminanti, rumore e vibrazioni, soprattutto se non sottoposto con regolarità ad adeguata manutenzione.
Le conseguenze di una cattiva manutenzione delle apparecchiature di condizionamento, in particolare delle canalizzazioni dell’aria, sulla qualità dell’aria, in molti casi possono essere gravi. Trascurare la manutenzione dei filtri utilizzati negli impianti di climatizzazione provoca un notevole accumulo di polveri e scorie che viene direttamente messo in circolazione attraverso le canalizzazioni di distribuzione dell’aria. È frequente il caso in cui i problemi di manutenzione derivino da errori progettuali. Diviene dunque molto problematico, se non impossibile, intervenire sui sistemi aeraulici già installati. Per questi motivi, ai fini di una buona manutenzione, occorre progettare, costruire e installare i sistemi tenendo sempre presenti le esigenze manutentive.
Per quanto attiene agli ambienti di lavoro, in base al Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro - Dlgs n. 81 del 9 aprile 2008 - il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori dispongano di aria salubre e gli impianti vengano sottoposti a regolare pulizia e manutenzione tecnica, onde assicurare condizioni igieniche adeguate.
È opportuno sottolineare, inoltre, che la progettazione, l’installazione, manutenzione e il collaudo degli impianti devono rispettare quanto previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di sicurezza e di risparmio energetico, come pure le norme tecniche di sicurezza dell’Ente Italiano di Unificazione (Uni) e del Comitato Elettrotecnico Italiano (Cei). I soggetti abilitati rilasciano al committente idonea dichiarazione della messa in opera secondo le regole dell’arte e di conformità degli impianti alla normativa vigente.
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