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Tutelare le acque sotterranee

di: Paola Fantin fonte: 'Infoimpianti' n.267 • gennaio 2011
Tutelare le acque sotterranee
05.05.2011
L’acqua è un patrimonio di inestimabile valore che merita una costante attenzione al fine di valutarne il suo stato di salute. Questo dovrebbe valere anche per le acque sotterranee che, invisibili ai più, sono invece spesso compromesse. Se n’è parlato al Focus Internazionale “Qualità delle acque sotterranee”, tenutosi a Treviso nell’ambito del Progetto Folks.

Oltre che fonte di vita, l'acqua ha da sempre plasmato i tratti salienti della morfologia del paesaggio e ha influenzato i primi insediamenti dell’uomo, sino a condizionarne lo sviluppo ai giorni nostri.
Per questa sua importanza, l’acqua costituisce un inestimabile patrimonio che merita una costante attenzione al fine di valutarne lo “stato di salute”, non solo per gli usi potabili, ma anche quale elemento di bellezza dell’ambiente in cui viviamo. Proprio per questo, da tempo la Provincia di Treviso collabora con partner europei per garantire tutela alle acque sotterranee che, per il fatto di essere invisibili ai più, sono spesso maggiormente compromesse. Saperne di più può essere utile anche agli installatori e operatori del settore.
Se n’è parlato al Focus Internazionale “Qualità delle acque sotterranee”, tenutosi a Treviso, nell’ambito del Progetto Foks. Il Progetto Foks fa parte del programma di cooperazione transnazionale “Central Europe 2007-2013”, un’iniziativa dell’Unione Europea per promuovere lo sviluppo economico, ambientale e sociale dell’Europa Centrale. Selezionato con altri 30 progetti tra oltre 90 proposte candidate, è il frutto di un lavoro congiunto di cooperazione tra i partner: Polonia (Katowice, Jaworzno), Germania (Stoccarda), Repubblica Ceca (Ostrava) e per l’Italia il Comune di Milano e la Provincia di Treviso.

Acque, monitoraggio e tecnologie

Determinare da dove venga un contaminante non è cosa semplice. La conoscenza del contesto idrogeologico può essere scarsa e si possono avere sovrapposizioni di sorgenti, sfasature temporali tra effetto osservato e causa inquinante, interazioni tra contaminante e matrici ambientali. Serve perciò un approccio integrato, perché solo una realistica definizione del modello concettuale del sito consente di determinare quale sia la sorgente maggiormente significativa e delimitare l’area di approfondimento del livello di investigazione. In questo modo, si può arrivare a gestire il rischio e valutare l’eventuale intervento di bonifica mirata. Questo approccio, in caso di vaste aree potenzialmente contaminate, potrebbe infatti arrivare a circoscrivere un’area più ristretta su cui effettuare la bonifica, con una riduzione dei costi fino al 50% rispetto alle metodologie tradizionali.
Esistono oggi alcune metodologie di indagine che vengono impiegate anche per sviluppare il Progetto Foks: l’Integral Pumping Tests (IPT), ovvero sviluppo di modelli di flusso e trasporto sulla base di dati esistenti e ottenuti sperimentalmente; l’implementazione degli usuali metodi analitici di monitoraggio delle acque; applicazioni geostatistiche e analisi numeriche; ricerca della sorgente (backtracking); stima del rischio e sua corretta gestione a supporto delle decisioni. “Le aree industriali, e questo è successo anche a Treviso - ha spiegato l’assessore provinciale all’Ambiente, Ubaldo Fanton, aprendo i lavori - hanno generato degli inconvenienti nelle falde acquifere dove sono entrati metalli pesanti e arsenico. Serve un lavoro di squadra. Ma perché rivolgersi a Est? Perché si tratta di Paesi emergenti che devono avviare buone prassi. Lì c’è un forte impatto industriale e l’ambiente è spesso in subordine, in nome del progresso. Il nostro compito è di evitar loro gli errori che abbiamo commesso noi, mettendo insieme le forze”.

Tutela delle acque sotterranee in Europa…

Nel panorama internazionale, con la Conferenza dell’Onu sull’ambiente umano (Stoccolma, 1972) si entra nel ventennio che ha determinato in gran parte delle nazioni lo sviluppo delle politiche pubbliche per l’ambiente. In questo ventennio, malgrado importanti successi nella riduzione degli inquinanti, è cresciuta la preoccupazione per le dimensioni globali e i possibili esiti della crisi ambientale. È durante la Conferenza delle Nazioni Unite per l’ambiente e lo sviluppo (Rio de Janeiro, 1992) che la comunità internazionale traccia un bilancio delle politiche attuate e apre un nuovo percorso che porta a definire lo sviluppo sostenibile come l’orientamento strategico che tutti i paesi si sono impegnati a perseguire.
Nel 2002, con la Conferenza di Johannesburg, si sancisce in modo definitivo l’importanza dell’acqua per lo sviluppo delle attività umane, ma anche per la “semplice” sopravvivenza dell’uomo. Con i trattati di Maastricht (febbraio 1992) e di Amsterdam (1997) il perseguimento dei suddetti indirizzi rappresenta un obbligo per l’Unione Europea e per gli Stati membri. Le modalità di governo dell’acqua, sancite dalla legislazione comunitaria, possono essere suddivise in più fasi.
All’inizio degli anni Settanta, a seguito delle prime Convenzioni sulla protezione delle acque, si considera con maggior forza la protezione dall’inquinamento causato da alcune sostanze pericolose, per le quali vengono fissati valori limite di emissione per gli scarichi industriali e obiettivi di qualità ambientale per i ricettori finali. Negli anni Ottanta viene proposto un approccio definito “qualità minima delle acque”, basato su limiti rigidi, vincolanti i più importanti parametri fisico-chimici (ad es. BOD, COD, ammoniaca), che non appare più sufficiente perché rischia di portare al deterioramento delle acque di qualità superiore. A metà degli anni 90, per quanto riguarda l’immissione di inquinanti, viene introdotto il criterio delle BAT (Best Available Technology) come obbligo di utilizzare le migliori tecnologie disponibili per le attività a elevato impatto ambientale e adattare le emissioni alle condizioni ambientali locali.

La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, istituisce un piano di azione a livello comunitario in materia di acque (WFD – Water Framework Directive). Gli obiettivi ambientali (art. 4) imposti per rendere operativi i programmi di misure specificate nei piani di gestione dei bacini idrografici riguardano:
- i corpi idrici superficiali, per impedirne il deterioramento e proteggere, migliorare e ripristinare gli stessi al fine di raggiungere un ‘buono’ stato delle acque superficiali entro il 22 dicembre 2015;
- le acque sotterranee, per impedirne il deterioramento, impedire o limitare l’immissione di inquinanti, mentre gli Stati membri sono chiamati a migliorare e ripristinare questi corpi idrici, assicurare un equilibrio tra estrazione e ravvenamento (operazione mediante la quale viene innalzato il livello di una falda freatica, alimentandola artificialmente con acque fluviali fatte filtrare nel terreno) delle acque al fine di conseguire un ‘buono’ stato delle acque entro il 22 dicembre 2015. Lo stato ecologico delle acque superficiali è definito in base alle tre tipologie di elementi biotici, elementi idromorfologici, a sostegno degli elementi biotici; elementi chimico-fisici, a sostegno degli elementi biotici.

... E in italia

In Italia, è il DL 152/2006 (parte III) a dettare le norme in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche. Con questa norma si introduce un principio rivoluzionario nella tutela delle acque, ovvero la valutazione dello ‘stato delle acque’, inteso come espressione complessiva dello stato di un corpo idrico superficiale, determinato dal valore più basso del suo stato ecologico e chimico. La definizione dello ‘stato delle acque’ passa attraverso la valutazione di diversi “elementi”: elementi di qualità biologica (valutazioni della composizione del fitoplancton, macrofite, fitobenthos, macroinvertebrati bentonici e fauna ittica); elementi di qualità idromorfologica (valutazioni del regime idrologico e delle condizioni morfologiche tra cui la continuità fluviale e la struttura della zona ripariale); elementi di qualità fisico-chimica a sostegno degli elementi biologici come temperatura, condizioni di ossigenazione, pH, salinità e condizione dei nutrienti; inquinanti

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