AMBIENTE BAGNO - ARTICOLO

La doppia vita di un ambiente chiamato bagno

inserito il: 31.10.2007
tratto da 'Aggiornamenti'

 
Davanti e dietro il muro si potrebbe riassumere. Non c’è locale della casa che viva un’esistenza schizofrenica come il bagno: per l’installatore è impianto, per l’utente finale, l’architetto e finanche il produttore è arredobagno. E il duplice approccio non andrà che marcandosi ulteriormente: i produttori di sanitari, vasche, mobili, rubinetti, accessori, box doccia e persino sifoni (lo vedremo) puntano decisamente a far diventare questo locale (un tempo solo funzionale) una delle stanze dell’abitare al pari del living, i cui modelli dominano nell’arredo di tendenza. Le liste d’attesa per poter esporre al Salone del Mobile, anche in alternativa a tradizionali appuntamenti specializzati, la dicono lunga sull’area di elezione di questo comparto. Dicevamo i sifoni, ma potremmo aggiungere anche le cassette di risciacquo: sono di fatto, l’ultimo confine tra arredo e rete idrica e anch’essi stanno (molti ne sono gli esempi) per essere conquistati dal design e diventare oggetto di scelta ben più ponderata.

Che l’installatore idraulico debba interessarsene?
Anche la sua figura è molto cambiata: un tempo era l’unico in grado di orientare le scelte d’acquisto. Fidelizzare un idraulico (con promozioni, concorsi, e giornate di formazione sulle bontà del prodotto, soprattutto in termini di durata e facilità di montaggio) rappresentava per un’azienda la miglior pubblicità. Oggi l’architetto, ma sempre più il cliente finale, sceglie direttamente (consultando stampa, Internet e visitando showroom) con un’autorità ben maggiore che in passato. Peccato che l’installatore stia perdendo la chance di trasformarsi in un nuovo consulente: potrebbe rappresentare davvero la figura a tutto-tondo del bagno conoscendone la tecnica e anche l’estetica. Un ragionamento questo che è, di fatto, una lunga premessa per introdurre alcune riflessioni su un incontro organizzato dalla rivista “Il Bagno oggi e domani” (sempre edita da Reed Business Information e in collaborazione con Lra, il “braccio” eventi e convegni della stessa società).

La “sociologia del bagno”
L’appuntamento, quest’anno alla sua seconda edizione, ha visto la presenza di esperti del settore e di un folto pubblico di architetti, produttori e addetti allo showroom. Il tema? Gli scenari che il bagno – quale stanza privata, oggetto di business e ambito d’esercizio di architettura e design – offre oggi. Si è parlato, per esempio, di “sociologia del bagno”: Enrico Finzi, sociologo, ha infatti evidenziato i dati più salienti di diverse ricerche commissionategli in questi anni (da aziende ed enti fieristici) per tracciare un quadro tra realtà e desiderio degli italiani.

Gli italiani senza bagno
Scopriamo così che 1.600.000 italiani oggi non possiedono una stanza da bagno, 2.200.000 non hanno il water, 6 milioni non hanno la vasca e 10 milioni non hanno il box doccia. E, ancora: 1 su 3 desidera acqua calda e fredda a volontà (ovvero non è in condizione di disporne), 1 su 3 lamenta poca aereazione, il 40% poca luminosità. E, infine, il 44% afferma che il proprio bagno è triste. Da ciò ne conseguono inesplorate opportunità di mercato: da un lato l’impulso che ne viene è quello di rivolgersi a un’Italia sotto-dotata e soddisfare - con proposte dal design eticamente accessibile - il principio di equità, almeno nella dotazione primaria. Dall’altro, cogliere l’appello di chi è ormai insofferente all’algido bianco ospedaliero con proposte colorate e allegre che conferiscano “capacità felicitante” al bagno.


 
Dalla parte del design italiano
Carlo Forcolini (presidente Adi-Associazione per il Disegno Industriale) intervenuto come moderatore, ha lanciato il suo appassionato appello in difesa del design italiano che solo con un provvedimento di pochi mesi fa vede la costituzione del Consiglio Nazionale del Design, prima struttura riconosciuta a livello governativo, grandemente in ritardo sui Design Council presenti all’estero praticamente da sempre e in ogni Paese. Un’azione che mira finalmente alla definizione di una strategia politica del design perché – ed è da intendersi in senso alto, né clientelare né ideologico – il design è politico. E in quanto tale, patrimonio della cultura nazionale.

Nuovi modelli distributivi e di vendita
Karin Zaghi, docente dell’Università Luigi Bocconi, ha invece spronato il trade di settore ad evolvere i propri modelli distributivi e di vendita mutuando – come lei stessa ha fatto, descrivendoli – alcuni esempi extra-settore eclatanti e per questo significativi. Il pericolo, per la miriade di piccoli rivenditori di arredobagno è quello di soccombere all’arrivo dei grossi gruppi internazionali che – complice una legislazione che li agevola – fagocitano enormi territori per trasformarli in centri commerciali le cui politiche di retailment si vanno affinando. Numerosi i consigli per far sì che il negozio da punto vendita specializzato (e quindi perdente) allarghi le proprie vedute (e il proprio assortimento) offrendo con stile e competenza ciò che le Grandi superfici organizzate ancora non riescono a fare in maniera incisiva: trasformare l’acquisto in un’esperienza multisensoriale, far ricordare quel luogo come piacevole e incrementare la frequenza di visita con l’inserimento di sovrapposizioni assortimentali (cross-selling) in cui accanto al lavabo si possono trovare tappeti da bagno, accappatoi, prodotti per l’igiene e la cosmesi, sgabelli e così via (piccoli acquisti tali da indurre a tornare più spesso nel punto vendita con maggior frequenza). Questi sono solo alcuni degli interventi (di cui viene data ampia cronaca, appunto, sulla rivista “Il Bagno oggi e domani” di dicembre 2007) e per obbligo di sintesi forse un po’ banalizzati.

E l’installatore?
Il grande assente all’evento era l’installatore. Con una punta di malizia ci si può domandare se, anche qualora invitato, avrebbe dedicato una giornata a un incontro rivolto prevalentemente all’architetto e altri operatori legati all’ambiente bagno. Assente a ragione? Tutto fa cultura, si potrebbe dire con una sorta di eclettismo intellettuale, quindi male non avrebbe fatto. In realtà, vi sono un paio di osservazioni che possono farci vedere la cosa da un’altra angolazione. La prima, un’obiezione, è questa: forse anche l’architetto non sarebbe stato interessato a partecipare a una giornata dedicata ai sistemi di installazione e manutenzione di un rubinetto di ultima generazione o di una vasca idromassaggio. Peccato, capire il funzionamento delle cose consente di “possederle” e maneggiarle molto meglio. E anche di descriverle meglio a chi la stiamo proponendo. Anche un cliente finale, perché no?, potrebbe considerare un motivo decisivo di scelta conoscere le prerogative di una cartuccia di miscelazione rispetto a un’altra. Per concludere, vi sono molti argomenti che non vengono fatti oggetto di comunicazione per pregiudizio: li si ritiene – sulla scorta di abitudine – non pertinenti o non efficaci per quell’interlocutore. E viceversa quell’interlocutore li “snobba”. Varrebbe invece la pena di soppesarne il potenziale nei confronti di quello che installatori, rivenditori e architetti hanno in comune: il cliente finale. Il quale, come decide di cambiare negozio o consulente d’arredo, può cambiare anche idraulico. O decidere di consigliarlo a un’amica, e non per uscirci a cena.

Ambiente Bagno

0 commenti - 869 visite - inserito 3 anni fa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTI (0)

Per inserire dei contenuti devi esserti registrato
username
password

Login

Registrati