AMBIENTE BAGNO - ARTICOLO

L’impianto idrico nell’ambiente bagno

L’impianto idrico nell’ambiente bagno inserito il: 26.04.2009
di Paolo Bassi
tratto da 'Infoimpianti'


Parlare di impianto idrico sanitario significa porsi innanzitutto in una logica di progetto, tanto più che l’ambiente bagno sta assumendo un ruolo sempre più emblematico sia negli ambienti domestici, sia negli alberghi, sia negli ambiti pubblici particolarmente rappresentativi.

Il bagno si sta caricando di valori che travalicano l’uso quotidiano. Il bagno è anche spazio per “ricevere ” nel senso che sempre più si sviluppano soluzioni non necessariamente legate alla funzione primigenia, quella igienico sanitaria, articolandosi funzioni sempre più legate al loisir, inteso nell’accezione più ampia del termine. Questo comporta una definizione degli spazi che sfugge alle mere logiche funzionali e a dimensioni, distanze tipiche della manualistica di settore e riportate anche a livello di cataloghi. Si hanno quindi dilatazioni e compressione di funzioni e spazi, per esempio, quelli destinati ai lati più privati, oppure quelli destinati a doccia/vasca, magari in condivisione, almeno percettiva, con i finitimi spazi di una camera o di un’area relax, in alcuni casi facente parte della suddetta.
 
Ma nel “movimento” di superfici, volumi, luci, ombre e riflessi che caratterizza il bagno contemporaneo, con soluzioni lecite e - talune volte - illecite (dalle più colte e raffinate e non per questo minimaliste a quelle inneggianti solo alla pacchianeria), ciò che resta basilare e, soprattutto, costante è l’impianto idrico sanitario. Piaccia o non piaccia, tale impianto, con tutte le sue pertinenze nascoste, è necessario e soprattutto è più che degno di un progetto, decisamente meno sofisticato di quello che si occupa del lay-out, ma non per questo meno importante. Esso rappresenta, con adduzioni e scarichi, il cuore pulsante dell’intero sistema; proprio per questo si impone un corretto funzionamento, o meglio un funzionamento coerente con l’impianto normativo-legislativo vigente.

Il tema del progetto dell’impianto idrico sanitario è tanto più pressante quanto più complessa e articolata è la realtà in cui si inserisce (grossi interventi residenziali, alberghi, ospedali, impianti sportivi ecc.), in cui si ha una gamma di soluzioni tipologiche, i cui standard vanno preventivamente definiti, classificati per arrivare ai prototipi in loco e ai bagni tipo. Ma tutto ciò, come si diceva, non può non essere preceduto che dal calcolo e dal progetto. Tali strumenti codificano, dando risposte certe a una serie di esigenze in materia di igienicità e funzionalità degli ambienti, i dimensionamenti corretti, le erogazioni ai vari punti di prelievo (unità di carico), l’evacuazioni (unità di scarico), le idonee temperature attese ecc.
Punto nodale è la redazione di una serie di documenti, secondo i criteri del Decreto - 22 gennaio 2008, n. 37, “Regolamento concernente l'attuazione dell'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici” (GU n. 61 del 12-3-2008 ) per l'installazione, trasformazione e ampliamento di impianti idrico sanitari di qualsiasi natura e specie. Il progetto contiene almeno gli schemi dell'impianto e i disegni planimetrici, nonché una relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell'installazione, della trasformazione o dell'ampliamento dell'impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare.

Per altro un qualsiasi modulo di Dia zonale prevede (voce 7) una dichiarazione di necessarietà o meno del progetto impiantistico, facendo ovviamente riferimento al già citato 37/08. Inoltre il progetto, anche se non sviluppato secondo i contenuti pocanzi illustrati, è necessario in quanto sancisce, all’interno di un Contratto, la consistenza tecnico-economica delle opere da realizzare, lasciando traccia per gli interventi futuri.
Sono solito dire che una qualsiasi realizzazione impiantisca si fonda, anche se non si è molto spesso consapevoli, su principi fisici, protocolli di calcolo e quadro normativo-legislativo di riferimento, dove molto spesso gli ultimi due contenuti sono correlati.
Quindi occorre elencare, il tempo non ci consente ovviamente di approfondire l’argomento, il quadro normativo di riferimento che riguarda sia aspetti progettuali, quindi di dimensionamento delle varie reti, come aspetti riguardanti requisiti di accettabilità di componenti, modalità di installazione e di gestione di sistemi e sottosistemi. Le principali norme sono:



  •  Uni 9182:2008 Impianti di alimentazione e distribuzione d'acqua fredda e calda - Criteri di progettazione, collaudo e gestione

  •  Uni En 806-1:2008 Specifiche relative agli impianti all'interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano - Parte 1: Generalità

  •  Uni En 806-2:2008 Specifiche relative agli impianti all'interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano - Parte 2: Progettazione

  •  Uni En 806-3:2008: Specifiche relative agli impianti all'interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano - Parte 3: Dimensionamento delle tubazioni - Metodo semplificato

  •  Uni En 12056-1:2001 Sistemi di scarico funzionanti a gravità all'interno degli edifici - Requisiti generali e prestazioni.

  •  Uni En 12056-5:2001 Sistemi di scarico funzionanti a gravità all'interno degli edifici -
Installazione e prove, istruzioni per l'esercizio, la manutenzione e l'uso.
Altri riferimenti normativo-legislativi per gli impianti idrico sanitari dell’ambiente bagno interessano le tematiche del rumore e di prevenzione incendi, qualora la destinazione d’uso, “complessa”, preveda compartimentazioni che interferiscano con i sistemi di adduzione e soprattutto di scarico.
Purtroppo il quadro Uni En non indica invece certe Iso, che sono alla base della definizione della realtà bagno in rapporto a: dimensionamenti, funzionamento degli spazi, rivestimenti, zona di rispetto per l’installazione dei vari apparecchi (il che sta a dire il corretto inserimento degli impianti in un edificio), spazi per gli scarichi (sviluppo in piante e in altimetrico), modalità di rappresentazione grafica ecc. . Forse occorre pensare, oggi, a un qualcosa che, in uno scenario contemporaneo, consenta di fare cultura su argomenti che, non sottacendo le “forme”, diano rigore, credibilità e certezza di funzionamento agli impianti di un ambiente bagno. Perché i suddetti impianti, se non hanno i loro “spazi” non possono funzionare correttamente e soprattutto soddisfare l’utente, garantendo pienamente le loro prestazioni. Tutto ciò consente, cosa non da poco, di ponderare tutte le scelte relative all’ampissima gamma di componenti tecnici che concorrono alla definizione di un ambiente bagno. Tali scelte, in non pochi casi, non sono del tutto consapevoli, in quanto frutto anche di impulsi estetico-emozionali di cui i progettisti, per primi, misurate poi fattibilità costi ed efficienza nel tempo, si possono anche pentire.

Si vorrebbe poi, nella logica pocanzi illustrata, che il variegato quadro Uni sopra citato facesse propri sia gli aspetti di calcolo sia quelli dimensionali, per una perfetta integrazione del sistema edificio-impianto. La verifica dell’integrazione resta uno dei passi primari e fondamentali, soprattutto a livello di scelta tra l’ampia offerta di componenti che il mercato oggi offre. Se tale verifica è rimandata al cantiere, a scelte fatte, è assai probabile che vengano realizzate, soprattutto sull’esistente, soluzioni di compromesso, quindi non tecnicamente corrette, con l’ampio rischio di pregiudicare la funzionalità nel tempo; per l’intanto “viaggiando gli impianti nascosti” nessuno se ne accorge. Va dato atto che molto produttori di sistemi-apparecchiature, attraverso appositi momenti, hanno modo di formare preventivamente soprattutto il mondo dell’installazione, affinché le istruzioni di montaggio dei vari elementi non siano una “sorpresa” di cantiere, a mò di uova di Pasqua. Forse ciò non basta, occorre pensare anche a chi progetta, soprattutto alle nuove generazioni, educate più ai grandi temi urbani, ai grandi progetti che ridisegnano le città e non alla piccola scala e al dettaglio, anche perché …”less is more ”.

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