AMBIENTE BAGNO - ARTICOLO

Progettare la luce in bagno

inserito il: 07.11.2007
tratto da 'L'esperto risponde'

 
La luce crea ombre e plasticità, influenza la piacevolezza di uno spazio; è uno dei fattori costituenti il comfort ambientale: sapere come controllarla è fondamentale in qualsiasi intervento atto a migliorare gli spazi interni.

Il progetto di illuminazione non deve mai partire dalla scelta degli apparecchi illuminanti, come invece spesso avviene, ma deve essere il risultato di analisi e indagini attente, al fine di assicurare una distribuzione della luce adatta per quantità e qualità. Un buon progetto illuminotecnico deve essere in grado di dosare i vari tipi di luce nelle giuste proporzioni, in base alla funzionalità richiesta e all’impatto visivo voluto.
Bisogna valutare attentamente ogni scelta senza dimenticare che la luce è un fattore condizionante. Emotività, risposte comportamentali e accettazione dell’ambiente sono strettamente dipendenti dall’effetto luce.

Quanta luce? 
Livelli d’illuminamento
Nell’affrontare un progetto illuminotecnico bisogna per prima cosa definire quali siano le esigenze quantitative di luce richieste, cioè, quale sia il livello d’illuminamento adatto e favorevole allo svolgersi delle varie attività in un determinato spazio. Esistono tabelle di riferimento, prescrizioni e raccomandazioni, delle associazioni normative internazionali, che danno indicazioni sui lux da utilizzare in base al compito visivo e all’ambiente. La normativa italiana Uni 10380, riguardante l’illuminazione di interni, fornisce un prospetto nel quale vengono indicati valori di riferimento per ciascun tipo di ambiente (abitazioni, alberghi, centri sportivi, auditori, biblioteche, negozi, ospedali, uffici, scuole ecc.) e di area funzionale (es. per l’abitazione: zona di passaggio, zona di lettura, zona pasti, cucina, bagno ecc.).

I valori variano da: poche decine di lux per lavori grossolani e occasionali; 100 lux per atri, disimpegni, corridoi, locali per il passaggio; 500-750 lux per uffici e postazioni di lavoro; fino a migliaia di lux per compiti visivi straordinariamente impegnativi (come, per esempio, lavori attinenti la micro-elettronica, laboratori grafici, dentistici o sale operatorie).

L’illuminamento è la quantità di flusso luminoso che, emesso da una sorgente, investe una superficie. L’illuminamento si identifica con il simbolo E e si misura in lux (lx).

nel pdf:
Foto 1 – Tin Square, Flos, design Marcello Ziliani
Foto 2 - Train Train, Flos, design Marc Sadler
Foto 3 a-b - M6, Viabizzuno, design Mario Nanni
Foto 4 - Button, Flos, design Piero Dissoni
Foto 5 a-b - e-mood di Duravit
Foto 6 - Gregg, Foscarini, design Ludovica + Roberto Palomba


 
La luce dove?
Distribuzione della luce nello spazio
Una volta determinati i livelli d’illuminamento si sono in realtà messe le basi o meglio si è definita una traccia del progetto. Segnate, sulla planimetria, le diverse zone di attività con i livelli d’illuminamento necessari, ciò che ne risulta è uno schema della distribuzione della luce nello spazio, che risponde alle esigenze funzionali ma non ancora a quelle legate al comfort ambientale e a particolari esigenze scenografiche-emozionali.

Oltre ad assicurare a ogni compito visivo la giusta quantità di luce, bisogna avere in mente il tipo di ambiente luminoso che si vuole creare; è bene sapere, in poche parole, se ciò che si vuole ottenere è uno spazio uniforme e omogeneo, dove c’è più o meno la stessa quantità di luce in ogni punto, o se si vuole ottenere uno spazio complesso con zone distinte, delimitate da un’illuminazione articolata e da livelli d’illuminamento differenti. A un buon livello d’illuminazione generale, atto ad assicurare un sufficiente livello luminoso di fondo, per rischiarare estensivamente l’intera volumetria del locale, si può affiancare un’illuminazione supplementare, utile per dare la dovuta quantità e qualità di luce a ogni compito visivo e per mettere in risalto dei particolari d’interesse. Al contrario, è poco vantaggioso, oltre che un inutile spreco energetico, dare a tutto l’ambiente il livello d’illuminamento necessario per l’attività più complessa. L’aumento indiscriminato della luce non è un buon metodo per aiutare la visibilità e il comfort; lo è, invece, modulare la luce in base alle singole attività e creare condizioni luminose stimolanti, utilizzando livelli meno intensi.

La luminosità di una stanza dipende anche dall’indice di riflessione di materiali e colori, dalla percentuale e dal modo in cui essi riflettono la luce: per esempio, le piastrelle bianche lucide riflettono in modo maggiore e diverso rispetto a una superficie in ardesia nero-opaca. Il progetto d’illuminazione non può prescindere da uno studio attento di superfici e materiali, da considerazioni sul loro modo di interagire con la luce e sulle conseguenze che questo avrà sull’ambiente luminoso.

Metamorfosi di spazio e luce
I ritmi di vita odierni fanno sì che sia proprio durante le ore della sera, quelle in cui regna l’illuminazione artificiale, che la casa sia abitata dai suoi componenti. L’illuminazione diventa un elemento fondamentale delle continue metamorfosi che subiscono i spesso minimi spazi delle moderne abitazione. Grazie alla sua struttura impalpabile e precaria, capace di modificarsi, di seguire e di assecondare, la luce può fare percepire l’ambiente fisico in modo diverso a seconda dell’uso che se ne vuole fare e del momento.

La luce ottimizza le potenzialità dello spazio, dà forma a comportamenti domestici già codificati o in divenire. Utilizzando diversi tipi di illuminazione, è possibile ridisegnare volumi e ristrutturare spazi senza ricorrere a costosi interventi murari. I giochi di luce e ombra definiscono lo spazio più dei confini materici: possono allargare un corridoio, abbassare un soffitto, creare  isole d’intimità in spazi smisurati o al contrario moltiplicare visivamente spazi angusti.



 
Quanta luce in bagno?
Le molte luci del bagno
Il bagno deve disporre di un’illuminazione elevata. È importante avere una chiara visibilità al fine della pulizia e dell’igiene sia del locale sia personale. È bene prevedere un illuminamento orizzontale generale di circa 200-300 lux per i momenti di relax e uno verticale di circa 500-700 lux, specifico per la zona specchio.

Per l’illuminazione generale, il tradizionale apparecchio opalino a sospensione o la plafoniera a luce diffusa, può essere una scelta giustificabile data l’alta riflettanza delle superfici presenti (specchi, ceramiche, marmi ecc), ma fare di questo l’unico punto luce risulta senz’altro impoverente. Una illuminazione data da un solo elemento centrale comporta mancanza di effetti chiaro scurali con conseguente monotonia visiva e schiacciamento percettivo degli oggetti, mentre la moltiplicazione dei punti luci, il loro utilizzo contemporaneo o in alternativa, consente di sviluppare atmosfere diversificate a seconda delle circostanze e dell’umore.

Il bagno è l’ambiente della cura della propria persona, di piccoli riti privati che soddisfano il corpo e lo spirito. Il bagno, anche il più piccolo, si suddivide in zone, ognuna delle quali ha una funzione specifica a seconda degli elementi che ospita. L’utilizzo di un’illuminazione puntuale può migliorare la lettura dei singoli angoli conferendone vita e assecondandone l’uso, sottolineando le esperienze visive e facendo pregustare quelle tattili dei materiali.

L’atmosfera giusta può essere creata intensificando la luce dedicata alle diverse zone d’uso: quella diretta sopra il gruppo lavabo, quella diffusa per i momenti di relax nella zona vasca, i segnapassi all’ingresso per le brevi incursioni notturne. Si possono poi creare dei punti di riferimento visivi con l’accostamento di luce d’accento, che sopravanzi quella dell’ambiente, direzionata su oggetti o angoli particolare: una nicchia, qualche fiore fresco o una composizione di conchiglie.

Un’illuminazione variata, a zone, oltre a fornire la luce più adatta per ogni singola attività ha il benefico effetto di arricchire  e moltiplicare virtualmente lo spazio, spesso angusto, delle moderne stanze da bagno.

E quando la luce si specchia?
Luci allo specchio
L’illuminazione funzionale dello specchio deve creare le condizioni di comfort visivo, supplendo allo scarso contrasto tra l’immagine della persona riflessa e il contorno.

Per evitare fenomeni di abbagliamento diretto o riflesso la sorgente luminosa deve essere protetta, tramite schermatura o diffusore opalino, dalla superficie speculare o dagli sguardi diretti dell’osservatore. La luce deve essere soffusa, morbida, priva di ombre crude e innaturali che altererebbero i tratti.

La fonte illuminante più adatta allo specchiarsi è quella davanti alla persona, ai lati dello specchio. La distanza tra il volto e lo specchio è un fattore da tenere presente:  più l’oggetto è vicino alla superficie su cui proietta l’immagine, più l’ombra è definita.

In genere, la distanza tra i due punti luce e il volto è corretta quando forma un perfetto triangolo equilatero. Un’illuminazione supplementare sopra lo specchio sommata a quella da parete, laterale, produce una corretta relazione di luci e ombre. Una soluzione ideale è quella usata dagli attori nei classici camerini: semplici lampade a incandescenza sabbiate di bassa potenza (25 Watt) che incorniciano lo specchio su tre dei suoi lati, in modo tale da ottenere sul volto un’illuminazione omogenea priva di qualsiasi zona d’ombra.

La resa dei colori è fondamentale per il make-up, per farsi la barba e per qualsiasi azione critica sulla propria immagine. È necessario che lo specchio ritragga nel modo più naturale e onesto, rivelando equilibratamente caratteristiche e difetti. La luce deve rendere i diversi toni della pelle, dei capelli, e dei vestiti senza alterazioni. È pertanto necessario che le lampade abbiano indice di resa cromatica (ra) 100, garantita da incandescenti e alogene.



 
Che cosa dicono le norme?
Apparecchi e norma
Solo dopo avere definito il tipo di illuminazione che si vuole ottenere e  in funzione di questo, si può passare alla scelta dell’apparecchio illuminante.

Il design dell’apparecchio, nel quale vengono alloggiate le sorgenti luminose, ha “valore” non solo come oggetto dalle più o meno alte valenze estetiche, ma, soprattutto, per la sua capacità di dare forma al flusso luminoso e di restituire l’efficienza luminosa della lampada.

Per la stanza da bagno è bene orientarsi su apparecchi dotati di diffusori o, nel caso di faretti a incasso, con la sorgente adeguatamente schermata, affinché non abbaglino se riflessi negli specchi o se si è in posizione supina (vasca) ma garantiscano invece ombre sfumate quando si vuole vivere un momento di relax.

Mentre negli altri locali i paralumi e i diffusori possono essere dei colori più diversi e vivaci, nel locale da bagno è meglio che tali elementi siano di colori tenui o bianchi, tali da non modificare troppo la luce e quindi i colori degli oggetti.

Gli apparecchi devono essere idonei all’installazione secondo la norma tecnica Cei 64-8 per gli impianti elettrici e secondo la legge 46 del 1990 sulla sicurezza degli impianti, che prevede la divisione della stanza da bagno in quattro zone di pericolosità, per un’altezza fino a 225 cm dal livello del pavimento finito.

L’ apparecchio deve assolvere principalmente  a tre funzioni:
elettrica: servire da collegamento tra rete e lampada;

La  normativa Europea CEI 34-21 distingue 4 classi di isolamento e di protezione dalla scossa elettrica:

Classe 0:         isolamento semplice senza messa a terra
Classe I:         isolamento semplice con  messa a terra
Classe II:         doppio isolamento  senza messa a terra
Classe III:          alimentazione  a bassissima tensione

- meccanica: protezione da agenti esterni come intemperie, polveri, colpi, corrosione;
La normativa europea CEI 70-1 distingue un indice di protezione, indicato dal prefisso IP, seguito da due cifre significative, di cui la prima indica l’impermeabilità ai corpi solidi e alle polveri, la seconda ai liquidi. In caso di classificazione per un solo tipo di penetrazione, l’altra cifra è sostituita da una X.

- fotometrica: ripartizione dell’emissione luminosa uscente dall’apparecchio (diretto concentrato, indiretto ecc.) e rappresentata dalle curve fotometriche (tracciata generalmente come diagramma polare).

Per approfondire
Donatella Ravizza, Progettare con la luce, Franco Angeli Editore, Milano, 2001
Donatella Ravizza, Architetture in luce, Franco Angeli Editore, Milano, 2006


Ambiente Bagno

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