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Depurare con le piante

di: Paola Fantin fonte: 'TIS - Il corriere Termoidrosanitario' 264 Ottobre 2010 - pagina 34-35
Depurare con le piante
23.11.2010
La fitodepurazione è un trattamento biologico di depurazione delle acque reflue di origine domestica. Si utilizza la naturale capacità delle piante di catturare l’ossigeno attraverso l’apparato fogliare e condurlo fino alle radici. Se n’è parlato in un convegno nel Trevigiano

L’assorbimento degli elementi chimici disciolti nelle acque operato dalle piante e dai microrganismi associati all’apparato radicale, in effetti, è un’attività che avviene normalmente negli ambienti naturali. Ma questa azione benefica della natura può essere utilizzata anche dall’uomo per realizzare sistemi di depurazione dove le radici delle piante sono a diretto contatto con il corpo idrico e per questo in grado di intercettare gli elementi in esso disciolti: stiamo parlando della fitodepurazione.

Con il termine fitodepurazione si definisce dunque un trattamento biologico di depurazione delle acque reflue di origine domestica o derivate da attività produttiva, basato sull’azione delle colonie batteriche adese e sviluppate sotto forma di pellicola biologica sulla superficie del substrato, nonché sulle radici della vegetazione presente.

Se n’è parlato qualche settimana fa a Montebelluna, nel Trevigiano, nel corso del convegno “Fitodepurazione: trattamento e riuso delle acque reflue”, organizzato dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Montebelluna, con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Treviso, in collaborazione con Carra Depurazioni.

Le piante utilizzate negli impianti di fitodepurazione posseggono, infatti, la naturale capacità di catturare l’ossigeno attraverso l’apparato fogliare e condurlo, lungo il fusto, fino alle radici. Sono piante autoctone, in primis erbacee perenni, capaci di adattarsi a condizioni di saturazione e di eutrofizzazione con uno sviluppo sotterraneo. I risultati si vedono già dopo pochi mesi dall’avviamento dell’impianto, perché la superficie delle piante comincia a rivestirsi di batteri aerobi, i veri responsabili del processo depurativo. I microrganismi decompongono infatti la sostanza organica in sostanze elementari, depurano l’acqua e permettono alle piante di assorbire i nutrienti. L’azione combinata di ghiaie, piante selezionate e batteri riduce così in modo naturale il carico organico e la concentrazione di fosforo e azoto presente nei reflui, senza aggiungervi sostanze chimiche. Il refluo in uscita, una volta purificato, può essere fatto confluire, a seconda delle necessità, su scarichi diversi: corso d’acqua, suolo, riutilizzo a fini irrigui o reintegro cassette wc.

Questo sistema di depurazione è caldeggiato anche dalla normativa italiana. L’Allegato 5 del Dlgs 152/2006 “Norme in materia ambientale” auspica, infatti, il ricorso a tecnologie di depurazione naturale, quali il lagunaggio e la fitodepurazione per tutte le utenze comprese tra 50 e 2.000 abitanti. Tali tecnologie però si prestano anche per l’applicazione a utenze maggiori e comprese tra 2.000 e 25.000 abitanti come soluzione integrata a impianti a fanghi attivi e filtri percolatori. Molte esperienze hanno evidenziato le buone rese ottenute con i bacini di fitodepurazione nel trattamento delle acque reflue di origine industriale e, in particolare: acque di industria agroalimentare (comprese le cantine di vinificazione), industria tessile (tintorie e stamperie), aree di distribuzione carburante, raccolta metalli ecc.

“Il tema dell’acqua è di grande importanza - ha dichiarato il sindaco facente funzioni, nonché assessore all’Ambiente e all’Ecologia del Comune di Montebelluna, Franco Andolfato - e sapere, per esempio, che nella nostra zona solo 23 su 35 comuni sono serviti da una rete fognaria rende l’idea di come nel campo della depurazione ci sia ancora molto da fare. La fitodepurazione può essere un ausilio per migliorare le acque in ingresso alla rete fognaria o la stessa rete fognaria”.

Riutilizzare l'acqua

L’energia è un grande problema sul quale si discute da tempo. Ma l’acqua, secondo il professor Erich Trevisiol, “sarà la prima questione da affrontare in questo millennio. Le variazioni della quantità idrica nei nostri territori e nei mari, infatti, porterà a variazioni climatiche. Usarla e riutilizzarla bene è imperativo. Le Nazioni Unite hanno varato alcune buone pratiche per ‘l’impronta dell’acqua’. Un terzo di esse si basa sul modo in cui il territorio tratta le acque grigie, con tecnologie appropriate e compatibili in grado di restituire agli abitanti paesaggio e territorio, perché stiamo andando verso un punto di non ritorno”.

L’Italia, in particolare, potrebbe avere delle belle gatte da pelare visto che non brilla certo per virtuosismo. Il nostro Paese, infatti, è il primo in Europa per prelievi per usi domestici (249 l/abitante al giorno). L’Italia consuma almeno il 60% di tutta l’acqua per l’agricoltura e se ne perde il 30% (il 37% però in Veneto!) nelle reti, contro il 7% della Germania. “Il 50% dell’acqua utilizzata in casa - ha aggiunto Trevisiol - potrebbe essere di secondo tipo, magari proprio con un impianto di fitodepurazione.
Ricordo che negli Usa, una legge statale multa con 500 $ chi lava l’auto con l’acqua potabile. Però, non saranno i piccoli gesti a salvarci. Educhiamo i nostri figli a comportarsi bene nel loro piccolo, ma intanto sprechiamo grandi quantità d’acqua nelle case e nell’agricoltura. È necessario, dunque, un riutilizzo corretto e pianificato delle acque meteoriche e delle acque grigie, per esempio per irrigare e per lo sciacquone. In altri Paesi, si recuperano anche le acque nere mentre in Italia è vietato dalla legge. Un imperativo dunque, come dicevo, divenuto essenziale anche nei certificati energetici rilasciati, per esempio da agenzie come Klimahaus. Ma bisogna lavorarci ancora. In Italia, era stato inserito nella Finanziaria del 2008 come requisito per rilasciare la Dia, ma all’ultimo minuto è stato stralciato e rinviato al 2011”.

Il caso di Conada di Montebelluna


Vediamo in dettaglio il caso dell’impianto di fitodepurazione di Caonada di Montebelluna (Tv), per il quale sono stati investiti 150 mila euro. L’insediamento abitativo si compone di varie costruzioni residenziali che alloggiano 300 persone. È servito da un sistema di collettamento delle acque reflue di tipo separato, cioè in grado di raccogliere separatamente le acque reflue, prodotte dai servizi igienico sanitari, presso le singole utenze, e quelle di origine meteorica di dilavamento delle superfici impermeabilizzate. La rete di collettamento è sufficientemente organizzata per fornire un servizio capillare a tutte le utenze della lottizzazione. Le acque reflue, oggetto del trattamento di depurazione, sono di tipo residenziale e derivante per lo più dal metabolismo umano, quindi possono essere considerate ‘acque reflue domestiche’.

Le acque reflue prodotte presso le singole utenze vengono prima sottoposte a un trattamento primario nelle vasche Imhoff, presenti presso le stesse. Poi, i reflui privi di parte del loro carico organico vengono raccolti e convogliati verso un impianto centralizzato per il trattamento biologico.

(scarica l'allegato dal pannello a destra per leggere l'articolo completo)

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