Normativa

ETS2 nel residenziale: Immergas al Senato ne analizza l’impatto

Il sistema europeo ETS2 (Emission Trade System) rischia di trasformarsi in una tassa senza alternative reali per il settore residenziale italiano, con un aumento stimato dei costi del riscaldamento domestico tra 200 e 600 euro l’anno. Federchimica e Assogasliquidi hanno scelto Immergas come riferimento per fare il punto sull’impatto di questa normativa europea, che sarà in vigore dal 2027 con effetti concreti dal 2028. A Roma, nella sede del Senato, al meeting “GPL e le sue soluzioni rinnovabili a servizio del consumatore” ha partecipato Valentina D’Acunti, Responsabile Strategie Normative di Immergas, in un confronto diretto con il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin e con tutta la filiera.

Cos’è l’ETS2 e quali impatti avrà sulle famiglie

Con la normativa ETS2, l’Unione europea ha scelto di estendere il meccanismo di scambio delle quote di emissione di CO₂ a settori finora esclusi come il riscaldamento degli edifici. È un cambiamento importante, perché introduce un prezzo della CO₂ anche nei consumi quotidiani dei cittadini. Il sistema impone l’acquisto delle quote ai fornitori di combustibili e quel costo sarà inevitabilmente trasferito sulle bollette energetiche delle famiglie. Secondo stime autorevoli, l’impatto complessivo per l’Italia potrebbe attestarsi intorno ai 5 miliardi di euro l’anno, con un prezzo della CO₂ che potrebbe salire fino a 160 euro a tonnellata entro il 2030.

“Il Governo Italiano condivide il target, l’obiettivo, che è alla base delle norme ETS2, ma siamo molto determinati anche a tutelare quelli che sono i diritti dei nostri cittadini e delle nostre imprese”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin durante il meeting romano.

I rischi concreti: una tassa regressiva senza alternative praticabili

“Siamo di fronte a grandi cambiamenti – commenta il presidente di Immerfin, Alfredo Amadei – da oltre 60 anni anticipiamo i cambiamenti offrendo al mercato soluzioni sempre più sostenibili per il clima domestico. Le scelte normative, europee e nazionali, sono un punto di snodo importante e per questo proponiamo analisi, riflessioni e dati oggettivi per favorire scelte consapevoli e realmente praticabili. L’ETS2 si rivela uno strumento percepito come ingiusto, non accelera la transizione; la rallenta, perché genera resistenza sociale e delegittimazione politica degli obiettivi climatici”.

In questo contesto, il nuovo meccanismo europeo rischia di produrre un effetto molto chiaro: colpire soprattutto chi non ha la possibilità di cambiare tecnologia di riscaldamento e di essere percepito come una tassa regressiva, che pesa maggiormente su famiglie a reddito medio-basso, anziani, abitazioni in condomini e aree altamente urbanizzate.

Il panorama italiano: un mercato residenziale con limiti strutturali

Nel settore residenziale italiano, la normativa si innesta in un contesto molto specifico. Oggi circa il 70% delle famiglie utilizza il gas per il riscaldamento, oltre il 70% degli edifici è stato costruito prima del 1970, circa l’80% delle abitazioni si colloca in classi energetiche pari o inferiori alla D, il 60% delle famiglie vive in condomini, spesso privi di spazi esterni o di condizioni tecniche favorevoli a interventi radicali.

Studi indipendenti mostrano che, delle 16,6 milioni di abitazioni in classe F e G, solo circa 6 milioni sono tecnicamente idonee all’installazione di una pompa di calore elettrica. Se consideriamo anche la sostenibilità economica dell’investimento, il numero delle abitazioni realmente elettrificabili scende a meno di 2 milioni.

“Questo significa che per la grande maggioranza delle famiglie italiane non esiste, oggi, un’alternativa tecnologica praticabile – spiega Valentina D’Acunti – e lo dimostra anche l’evidenza empirica: durante la crisi energetica del 2021-2022, con prezzi del gas molto elevati e incentivi straordinari come il Superbonus, non si è verificato uno switch significativo e strutturale verso l’elettrico nel residenziale. Il limite, quindi, non è culturale. È strutturale, tecnico, economico”.

La posizione di Immergas: transizione multienergetica e multitecnologica

“Il 2026 è appena iniziato – commenta Ettore Bergamaschi, Direttore Marketing e Comunicazione Immergas – e sul clima domestico si concentrano attenzioni crescenti. La scelta di essere sempre al passo con le più avanzate analisi sulle fonti energetiche e sulle tecnologie premia Immergas che viene considerata un punto di riferimento per tutto il settore. Dopo il meeting a Roma ci attende l’appuntamento con MCE ‘Energy is Evolving’ a Milano, dal 24 al 27 marzo a Rho Fiera, e rimane l’impegno per dare il massimo contributo per accompagnare la decarbonizzazione dei consumi”.

Alberto Montanini, Direttore Normative e Rapporti Associativi, ha ribadito la necessità e l’urgenza “di eliminare i conflitti tra le varie normative che l’Unione europea ha emanato in ordine all’abitare sostenibile. Siamo di fronte a contraddizioni evidenti che vanificano lo sforzo per rendere più sostenibile il sistema casa. Servono, in tempi brevi, sostanziali modifiche per rendere le norme concretamente applicabili”.

Valentina D’Acunti ha concluso: “Il meccanismo può essere uno strumento utile, ma non può diventare un automatismo ideologico. Nel settore residenziale italiano, così com’è, rischia di trasformarsi in una tassa senza alternative. Governare la transizione significa scegliere strumenti che funzionano nel mondo reale, non solo nei modelli”.