Attualità

Impianto per la produzione di biometano

L’impianto per la produzione di biometano di Marcallo con Casone utilizza il brevetto internazionale di processo Biosip di Agatos, un sistema di bio digestione anaerobica che consente anche la pastorizzazione del rifiuto. L’energia elettrica e termica necessarie per il processo produttivo sono autoprodotte da fonte rinnovabile.

Il processo dell’impianto per la produzione di biometano Biosip di Agatos si distingue per le seguenti caratteristiche:

  • utilizzo di sola energia rinnovabile durante tutto il processo;
  • altissima efficienza nella produzione di biometano con elevata valorizzazione della materia prima;
  • nessuna combustione di rifiuti;
  • nessun rifiuto in uscita dall’impianto;
  • nessuna emissione di odori grazie al fatto che non c’è alcuno stoccaggio preliminare o finale nel trattamento;
  • bassissimo livello di emissioni acustiche perché non ci sono mezzi meccanici in movimento;
  • elevata automazione del sistema;
  • costo di conferimento della Forsu molto ridotto, con un significativo risparmio per i cittadini;
  • ridotto consumo di suolo (1/3 in meno rispetto agli impianti tradizionali);
  • nessun compostaggio ma produzione fertilizzanti agricoli sanificati grazie a una fase di pastorizzazione;
  • pieno rispetto della Direttiva Nitrati con un abbattimento del 70% della quantità dei nitrati ammoniacali.

Il processo Biosip si contraddistingue per caratteristiche uniche, diverse da quelle degli altri impianti per la produzione di biometano che trattano la Forsu mediante un processo di compostaggio. Le principali differenze sono:

  • a parità di materiale trattato il processo è molto più efficiente, producendo una quantità di biometano molto superiore a quella degli impianti tradizionali;
  • l’energia termica è prodotta da biomassa attraverso cippato, a differenza degli impianti tradizionali che utilizzano il metano.

Il funzionamento dell’impianto a biometano

L’Impianto per la produzione di biometano nel comune di Marcallo con Casone è stato autorizzato da Città Metropolitana di Milano con il supporto tecnico di Regione Lombardia. L’impianto si caratterizza per non produrre alcun rifiuto: tutti i materiali sono valorizzati in una logica di economia circolare. I mezzi di raccolta della Forsu arrivano sul sito ed entrano nell’area di pre-trattamento, ubicata all’interno di un capannone chiuso, pensato per evitare qualsiasi emissione odorosa. Sulla copertura del tetto è posizionato un impianto fotovoltaico da 100 KW che contribuisce ai consumi energetici dell’impianto. I camion entrano nel capannone e rovesciano i sacchetti di frazione organica urbana su un letto di coclee, le prima macchine del sistema di pre-trattamento che separa il materiale organico dalle plastiche, in seguito lavate con acqua osmotizzata (recuperata dal processo), strizzate e sterilizzate per renderle utilizzabili per il recupero e la produzione di CSS (combustibile secondario solido). Tutte le acque utilizzate per i lavaggi della Forsu e dei piazzali sono recuperate, accumulate e riutilizzate per la diluizione della frazione organica urbana in ingresso.

La Forsu diluita è pompata in una vasca di sedimentazione per il recupero delle sabbia e poi trasferita in una vasca di accumulo settimanale. Il materiale è quindi inserito nel biodigestore, composto da tre vasche concentriche che lavorano con tre livelli di temperatura differente: nella prima vasca, mesofila, la temperatura è mantenuta a circa 38°C; nella seconda, dove avviene la pastorizzazione per sanificare il materiale, la temperatura è mantenuta a circa 70°C; nell’ultima, la termofila, la temperatura è di 50°C. Nella prima e nella terza vasca si hanno le reazioni per la produzione di biogas; i diversi livelli di temperatura servono per aumentarne e massimizzarne la produzione. Tutte le vasche sono sigillate per impedire emissioni odorose e rendere possibili le reazioni anaerobiche che consentono la formazione di biogas.

Il biogas che si separa durante la digestione è trasferito nel gasometro, una vasca chiusa con un telo che funge da polmone per alimentare l’upgrading, il processo che purifica il biogas e lo trasforma in biometano. A questo punto, il biometano passa attraverso un analizzatore e, se rispetta le specifiche richieste, viene immesso direttamente nella rete Snam. Alla fine del processo di digestione anaerobica, il materiale di risulta viene definito “digestato” ovvero un liquido organico esausto che sarà trattato per estrarre l’azoto in eccesso come solfato d’ammonio.

Il digestato liquido è inserito in un evaporatore sottovuoto a triplo effetto, che consente di far evaporare acqua con un alto tenore di ammoniaca. Un sistema di osmosi inversa consente di liberarsi dell’ammoniaca: in tal modo si produce sia acqua osmotizzata da ricircolare nel processo, sia solfato di ammonio liquido utilizzato come concime per i terreni agricoli. Dall’evaporatore esce anche digestato concentrato che viene utilizzato come ammendante agricolo.

L’Impianto per la produzione di biometano è dotato di una centrale a biomasse che produrrà sia energia elettrica che termica: quest’ultima sarà utilizzata per il processo biologico (ovvero la digestione anaerobica) e per l’upgrading.