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Progettazione impianti energetici: dal progettista al project manager esperto in gestione dell’energia (EGE)

L’intervista a Marco Neri, progettista termotecnico toscano, esplora come la progettazione impianti energetici stia evolvendo verso un approccio integrato, con focus su efficienza, fonti rinnovabili e impatto economico. Da progettista a EGE: come la gestione energetica sta rivoluzionando la professione. Pompe di calore + fotovoltaico, Superbonus e Conto Termico 3.0 per impianti efficienti e sostenibili.

La progettazione impianti energetici sta cambiando profondamente e richiede oggi una figura capace di andare oltre la sola competenza tecnica. Da progettista a project manager esperto in gestione dell’energia (EGE), l’evoluzione della professione riflette un mercato in cui efficienza energetica, integrazione impiantistica e sostenibilità economica dell’investimento sono diventati elementi centrali.

Il lavoro di progettazione resta specifico e richiede competenze precise, ma gli impianti di climatizzazione, ventilazione e i sistemi termotecnici di processo stanno cambiando pelle. Questo comporta un ampliamento dei temi che il progettista e il suo team devono presidiare, con la dimensione energetica come asse principale e con un’attenzione sempre più marcata all’impatto economico dell’impianto lungo il suo ciclo di vita.

Ne parliamo con Marco Neri, progettista termotecnico toscano con un importante percorso di progetti “integrati”, che offre una lettura molto concreta del presente e del futuro di questa figura professionale. Il punto di partenza è l’efficienza energetica nella progettazione impianti energetici, insieme alle metodologie e alle competenze necessarie per integrare accumuli di energia, pompe di calore e fonti rinnovabili.

Secondo Neri, un esempio utile è quello legato al Superbonus: ha evidenziato quanto sia importante ragionare su impianti integrati e risparmio nella gestione, ma ha anche mostrato i limiti di un sistema in cui il contributo superava il costo. In quel contesto, molti interventi sono stati guidati più dalla logica del guadagno immediato che dalla qualità del risultato, con effetti spesso mediocri sul piano dell’efficienza.

Il principio, però, resta valido. Una progettazione corretta deve combinare pompa di calore e pannello fotovoltaico in un sistema pensato in modo coerente, verificando in concreto come anche su condomini non riqualificati le soluzioni progettuali, tecniche e installative più corrette possano determinare efficienza, risparmio, ottimizzazione e riduzione dei tempi di ammortamento dell’investimento.

Più che la pompa di calore in sé, sottolinea Neri, è efficiente il progetto complessivo: quello che la colloca correttamente dentro un sistema in cui si aumenta la portata all’interno dei corpi riscaldanti, si lavora sulla pulizia delle tubazioni e si usano sistemi disaeranti per migliorare lo scambio termico. La combinazione di pompa di calore e fotovoltaico deve quindi essere progettata in modo rigoroso, perché la produzione di energia rinnovabile ha un valore decisivo non solo per il cliente, ma anche per la riduzione dell’inquinamento.

Lo stesso approccio è alla base del Conto Termico 3.0, che premia una logica progettuale strutturata ma richiede competenze qualificate per evitare errori o respingimenti delle richieste di finanziamento. In questo scenario, il progettista diventa sempre più un interprete dell’energia, chiamato a misurare consumi, correlare produzione e recupero, e valutare anche l’impatto finanziario delle scelte tecniche.

La progettazione impianti energetici assume un ruolo ancora più rilevante quando aumentano dimensioni e complessità dell’impianto. Nei contesti industriali, dove l’impianto lavora a servizio del processo e non solo del comfort, il chiller va scelto in funzione dei fabbisogni termici specifici. L’esempio della cereria citato da Neri mostra bene questo approccio: una polivalente e un booster acqua permettono di gestire in modo efficiente riscaldamento e raffreddamento, con accumulo a 35°C e successivo innalzamento a 80°C, riducendo i consumi e sfruttando l’eccedenza di energia prodotta dal fotovoltaico.

Da qui nasce il concetto di impianto integrato e di calcolo dell’efficienza integrato: un ragionamento che unisce produzione di energia primaria, impianto termodinamico, sistemi di accumulo e recupero di calore. Il progettista non deve solo collegare i componenti dal punto di vista tecnico, ma anche valutarne la fattibilità economica, analizzando costi, benefici, tempi di ammortamento e accesso agli incentivi disponibili.

Questo approccio supera i confini della termodinamica e trasforma il progettista in un ottimizzatore della gestione dell’energia, termica o elettrica. Non si tratta solo di generare prestazioni, ma di stimare i consumi, mettere in relazione le componenti di produzione e recupero e definire con precisione l’impatto finanziario della soluzione proposta.

Per questo, la fase di preanalisi è decisiva. Uno studio di fattibilità consente di scegliere consapevolmente l’impostazione generale e i singoli elementi dell’impianto, partendo da dati concreti e non da ipotesi astratte. È un passaggio che rafforza la trasparenza verso il cliente e rende più credibile il progetto, anche quando si valutano interventi sull’involucro per ridurre il fabbisogno termico.

In questa prospettiva, il progettista diventa sempre più un consulente tecnico e imprenditoriale. Deve conoscere deduzione fiscale, valore attuale netto, bandi e strumenti di finanziamento, ma soprattutto deve saper spiegare al cliente come l’investimento si traduca in un beneficio tecnico, economico e contabile.

La direzione è chiara: il progettista che lavora in questa logica non si limita più a disegnare un impianto, ma costruisce un progetto capace di unire competenze tecniche, visione energetica e sostenibilità economica. La transizione energetica, in questo senso, non è uno slogan, ma un approccio ingegneristico concreto, fatto di metodo, conoscenza e capacità di gestione.