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Transizione energetica: dal gas all’elettricità, sfida per i professionisti HVAC

La transizione energetica dal gas all’elettricità rappresenta prima di tutto una trasformazione tecnica e culturale, prima ancora che ecologica. Il passaggio dalle caldaie alle pompe di calore non è sempre facile da spiegare al cliente finale ed è paragonabile a quello dal tubo catodico ai moderni TV: i programmi (nel nostro caso il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria) sono gli stessi, cambia il mezzo per ottenerli. Questo comporta una trasformazione importante nel bagaglio di conoscenze che il tecnico deve possedere.

Dal bruciatore al circuito frigorifero: competenze in evoluzione

Michele Azzola, titolare di Mile Condizionamento e Riscaldamento con oltre trentacinque anni di esperienza, descrive le complessità affrontate in questo shift dalla caldaia tradizionale alla pompa di calore moderna: “Il risultato è esattamente lo stesso: scaldi l’acqua e scaldi una casa, ma il modo di funzionare è completamente diverso e le competenze in gioco sono ovviamente diverse. In un caso si sta bruciando combustibile, nel secondo si sta lavorando sullo scambio termico”.

“Io sono nato caldaista – sottolinea Azzola – e per me la caldaia non ha quasi più segreti. Seguo anche le pompe di calore ormai da venticinque anni circa e quindi non posso non constatare che il circuito frigorifero è diverso dal bruciatore, ma sono sempre io a metterci su le mani; quindi, oggi devo essere in possesso di competenze sia da frigorista sia da caldaista”.

Maggiore complessità tecnica ed elettronica

La pompa di calore rappresenta una situazione più complessa per il tecnico. “Finché le pompe di calore erano on-off con un capillare era molto semplice, era semplice anche manutenerle. Oggi questi prodotti hanno inverter, valvole di espansione, elementi nuovi da controllare: il livello di complessità è molto cresciuto”, spiega Azzola. “Inoltre, le nuove tecnologie portano temperature più alte e un’impostazione differente. Per la mia esperienza con 24 kW una caldaia normalmente soddisfaceva il fabbisogno termico di un piccolo appartamento, ma se scegliamo di sostituirla con una pompa di calore da 6 kW l’impianto si complica: devi avere accumuli di acqua calda e tempi più lunghi d’attesa”.

L’elettronica ha creato maggiori possibilità di regolazione introducendo complessità aggiuntiva: “Mentre un tempo era sufficiente guardare due parametri per trarre conclusioni sul funzionamento, oggi ci si deve approcciare in modo più flessibile mettendo in gioco quel che l’elettronica può fare in termini di opzioni disponibili”.

Cambio generazionale e formazione continua

Azzola evidenzia un cambio generazionale nell’approccio: “I tecnici più giovani sono maggiormente predisposti all’adozione di questi sistemi, perché sono nativi digitali, hanno una consuetudine con l’elettronica e questo li facilita nell’approccio e nell’utilizzo di questi strumenti”.

I produttori supportano questa evoluzione con formazione mirata: “Le aziende che seguo sono sensibili a questo e organizzano corsi fin dal momento del lancio del nuovo prodotto. I centri assistenza vengono coinvolti in modo massiccio e c’è tutta una serie di attività di aggiornamento che è buona cosa seguire. La formazione ha un valore importante anche sotto il profilo professionale e imprenditoriale, non solo tecnico”.

La sfida dell’R290 e dei nuovi refrigeranti

Una delle sfide più delicate è l’uso del propano (R290) nel ciclo frigorifero: “Lo utilizziamo da sempre come combustibile nelle caldaie, ma nella pompa di calore il discorso cambia notevolmente. Nel momento in cui devi aprire un impianto contenente propano utilizzando la fiamma ossidrica, le cose cambiano decisamente. L’accuratezza nel seguire procedure che salvaguardino da incidenti fa la differenza”.

Efficienza energetica e integrazione con il fotovoltaico

Sul tema dell’efficienza energetica, Azzola è chiaro: “Una pompa di calore abbinata a un impianto fotovoltaico ben dimensionato è un grande vantaggio, mentre una pompa di calore senza fotovoltaico e senza accumulo è meno performante. Con un impianto fotovoltaico ben dimensionato si riesce a scaldare la casa spendendo quasi nulla di corrente elettrica e quindi il risparmio è visibile”.

Incentivi e qualità degli interventi

Sulla diminuzione degli incentivi, il tecnico osserva: “L’interruzione del Superbonus è stata accolta con serenità da chi lavora nel settore. Con gli altri incentivi, come l’Ecobonus o il Conto Termico 3.0, il cliente finale paga una parte del lavoro e quindi ha maggiore interesse e attenzione a che il progetto sia effettuato con esiti di beneficio energetico ed economico. Gli interventi sono svolti con quella cura e quella competenza che servono a ottenere non solo impianti a zero costo iniziale, ma anche funzionamenti adeguati”.

La competenza come variabile vincente

La transizione energetica mette sempre più in gioco la competenza del tecnico come variabile vincente: “Una variabile che è sempre più ricca di conoscenze tecniche non sempre facili da digerire, ma necessarie per svolgere un’attività professionalmente qualificata e vincente anche sotto il profilo imprenditoriale”.