I filtri antincendio rappresentano elementi di sicurezza passiva fondamentali nella progettazione degli edifici moderni, garantendo la protezione delle vie di fuga in caso di emergenza. Nell’ambito dei gruppi di pressurizzazione antincendio, questi compartimenti speciali si inseriscono in un sistema più ampio che include condotte aerauliche e canalizzazioni essenziali per il corretto funzionamento dell’intero impianto di sicurezza.
Cosa sono i filtri a prova di fumo
I filtri antincendio sono compartimenti strategicamente posizionati tra una zona sicura e un comparto con pericolo d’incendio. La loro funzione principale è impedire che i fumi tossici e i gas di combustione prodotti durante un incendio possano propagarsi verso i comparti contigui, mettendo a rischio la vita degli occupanti. Costituiscono quindi un elemento di sicurezza cruciale per agevolare lo sfollamento delle persone attraverso le apposite vie di fuga, mantenendo queste ultime libere da fumo e percorribili anche durante l’emergenza.
I requisiti tecnici obbligatori
Affinché un locale possa essere considerato un filtro antincendio conforme, deve rispettare requisiti tecnici precisi e rigorosi. Innanzitutto, deve essere delimitato da pareti con adeguata resistenza al fuoco, in grado di contenere fiamme e calore per il tempo necessario all’evacuazione. Le aperture devono essere protette da due o più porte resistenti al fuoco, ciascuna dotata di congegni di autochiusura che garantiscano la chiusura automatica dopo ogni passaggio, evitando che rimangano accidentalmente aperte. Un altro elemento imprescindibile è la presenza di un sistema di ventilazione, che può essere di tipo naturale o forzato, progettato specificamente per mantenere l’ambiente libero dal fumo. Questo sistema assicura che anche in caso di infiltrazioni minime, il locale rimanga respirabile e sicuro per chi vi transita.
La normativa di riferimento
Il quadro normativo italiano che disciplina i filtri fumo si basa principalmente su due decreti fondamentali: il D.M. del 30 novembre 1983 e il D.M. 3 agosto 2015, quest’ultimo noto come Codice di Prevenzione Incendi. Secondo queste disposizioni, i filtri devono essere delimitati da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata e comunque non inferiore a 60 minuti. Le pareti, i soffitti e i pavimenti devono essere adeguatamente sigillati, senza fenditure o punti deboli attraverso cui il fumo potrebbe infiltrarsi. Un parametro tecnico particolarmente importante è la sovrappressione minima di 30 Pascal che deve essere mantenuta all’interno del filtro, anche in condizioni di emergenza. Questo differenziale di pressione è fondamentale per impedire fisicamente l’ingresso dei fumi.
Il ruolo della pressurizzazione
In molti edifici, il compartimento sicuro coincide con il vano scale che, durante un incendio, rappresenta la via di fuga prioritaria per gli occupanti. Questo vano deve risultare efficacemente separato dalle aree a rischio attraverso il locale filtro fumo. In questa configurazione, la pressurizzazione in chiave antincendio assume un’importanza vitale: mantenendo il locale del filtro opportunamente in sovrappressione, si crea una vera e propria barriera fisica che impedisce al fumo di invadere il vano scale o le altre vie di fuga. Per garantire questo risultato esistono sistemi specializzati di pressurizzazione dei locali filtro a prova di fumo, che costituiscono protezioni passive antincendio affidabili e certificate. Questi impianti, quando correttamente dimensionati e mantenuti, rappresentano una garanzia di sicurezza per tutti gli occupanti dell’edificio, assicurando che le vie di esodo rimangano sempre percorribili anche nelle situazioni più critiche.

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