Gas infiammabili e competenze reali: la certificazione deve essere uno strumento tecnico e professionale di valore e deve attestare una capacità operativa reale e distinguere chi la possiede da chi non la possiede. Nel caso dei gas infiammabili, questo principio diventa ancora più importante, perché la crescente diffusione di apparecchi che li contengono richiede verifiche pratiche davvero qualificanti.
Oggi nel mercato della climatizzazione si stanno diffondendo sempre più macchine contenenti gas refrigeranti lievemente infiammabili (2L) o altamente infiammabili (A3). Lo vediamo nel comparto domestico, dove sono ormai diffusi apparecchi con R32 e, più recentemente, con R290, propano, nel rispetto dei limiti di carica che ne consentono l’utilizzo in espansione diretta fino a 150 grammi. A Mostra Convegno Expocomfort è emersa con chiarezza la diffusione di questo gas anche nel settore dei chiller e delle pompe di calore, un elemento rilevante ai fini della valutazione della sicurezza delle macchine.
Ogni apparecchiatura viene rilasciata dal produttore con marcatura CE e attestazione di conformità ai sensi della norma 60335-2-40, ma l’installazione e la manutenzione restano responsabilità del tecnico. Quest’ultimo opera su circuiti in pressione e, in molte situazioni, deve utilizzare strumenti di saldatura e fiamme in prossimità di gas altamente infiammabile. Per questo non basta un generico riconoscimento di competenza: la certificazione dovrebbe prevedere esami pratici svolti su impianti reali, capaci di verificare concretamente la capacità di installare, manutenere, ricercare perdite e recuperare gas in sicurezza.
Una quota di tecnici è già sostanzialmente abilitata sul tema. Per gli operatori che effettuano installazione, manutenzione e riparazione di impianti a gas post-contatore, infatti, esiste già un’attestazione di competenza che fa riferimento alla norma UNI 11554.
Conta la pressione
Un elemento di grande importanza riguarda la pressione d’esercizio. La pericolosità di un gas, infatti, non dipende solo dalla sua infiammabilità o dalla velocità di propagazione della fiamma, ma anche dalla pressione con cui opera nelle condizioni standard di funzionamento. Il metano per uso domestico all’uscita del contatore è generalmente a 20-22 mbar, mentre la pressione del propano in un circuito frigorifero si aggira intorno ai 25 bar: un rapporto di 1 a 1000, quindi una situazione radicalmente diversa.
Per la tutela dei tecnici che lavorano su attrezzature e impianti contenenti gas infiammabili, l’equiparazione tra circuiti per la combustione e circuiti in pressione non è adeguata. Diventa quindi lecito domandarsi se la certificazione ai sensi della UNI 11554 sia valida anche per impianti in pressione. Per questa ragione, gli esami di attestazione della competenza pratica devono essere realmente comprovanti delle specifiche capacità operative, verificando in modo accurato, concreto e approfondito le attività di installazione e manutenzione di apparecchiature contenenti gas infiammabili, la ricerca perdite e il recupero dei gas.
Prodotto e sicurezza
Il prodotto è sicuro, e il produttore ha il dovere di rilasciare apparecchi conformi e affidabili. Lo stesso vale per installazione e manutenzione, ma questo presuppone una preparazione adeguata, possibilmente con percorsi formativi che prevedano l’uso di macchine contenenti gas reali, oppure comunque con un esame in grado di attestare davvero le competenze.
Gli esami dovrebbero essere uguali su tutto il territorio nazionale e verificare quanto previsto come competenza necessaria dall’Allegato 1 del Regolamento 2024/2215, soprattutto in materia di sicurezza. Non dovrebbero esistere differenze tra centri esame ed enti di certificazione nella qualità dell’approfondimento, altrimenti si rischierebbe di produrre certificati di uguale valore formale ma di diverso livello sostanziale.
Questa impostazione tutela soprattutto il cliente finale, che deve poter contare sulle migliori garanzie di professionalità e sicurezza. È vero che per i centri esame questo comporta investimenti in strutture qualificate e attrezzate, ma proprio questo investimento dà senso alla certificazione, trasformandola in un elemento di distinzione tra chi possiede competenze reali e chi no.
Centri esame dotati di macchine reali, equipaggiate con gas corrispondenti a quelli utilizzati nelle condizioni di esercizio, consentirebbero di rendere il processo più solido e credibile. I costi potrebbero essere maggiori, ma in cambio si otterrebbero certezze più forti nel rilascio della certificazione, con un beneficio concreto anche per il tecnico certificato, che disporrebbe di un vero elemento differenziante da spendere verso il cliente.
Se si vuole che i tecnici percepiscano davvero il valore della certificazione, questo è un passaggio obbligato. Diversamente, il rischio è quello di una corsa al ribasso che non deve mai andare a scapito della sicurezza.

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