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Mercato italiano dell’Internet of Things (IoT) in crescita

Contatori intelligenti (1,7 mld) e auto connesse (1,2 mld) generano quasi metà del fatturato IoT. Cresce l’Industrial IoT: il 54% delle grandi aziende ha attivato almeno un progetto. Smart City: il 42% dei comuni ha avviato progetti negli ultimi tre anni, il 39% dei quali sono pienamente operativi.

Il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2019 raggiunge un valore di 6,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi e del 24% rispetto all’anno precedente, allineata a quella dei principali paesi occidentali (dove oscilla fra il +20% e il +25%) e trainata sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (3,2 miliardi di euro, +14%) sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (3 miliardi, +36%).

Una forte spinta viene anche dalla componente dei servizi abilitati dagli oggetti connessi, che registra un +28% e raggiunge un valore di 2,3 miliardi di euro, segno di una crescente maturità del mercato.

Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility sono il primo segmento del mercato IoT, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+19% rispetto al 2018), pari al 27% del fatturato complessivo, spinto soprattutto dagli obblighi normativi, che hanno portato nel 2019 all’installazione di 3,2 milioni di contatori smart gas (il 58% del totale) e di 5,7 milioni di smart meter elettrici (il 37% di tutti i contatori elettrici). Seguono la Smart Car, che vale 1,2 miliardi di euro (19% del mercato, +14%) e conta 16,7 milioni di veicoli connessi, e lo Smart Building, con un valore di 670 milioni (+12%), legato principalmente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici negli edifici.

I segmenti con la crescita più significativa sono la Smart Home (530 milioni, +40%), trainata in particolare dal boom degli assistenti vocali, la Smart Factory (350 milioni, +40%), che negli ultimi tre anni ha beneficiato degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0, e la Smart City (520 milioni, +32%), che ha visto crescere il numero di progetti avviati da Comuni italiani e la nascita di nuove iniziative e collaborazioni fra pubblico e privato.

In linea con la media di mercato è invece la crescita delle soluzioni di Smart Logistics (525 milioni, +26%), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari, delle applicazioni di Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility (330 milioni, +22%), concentrate sul monitoraggio di macchine per il gioco d’azzardo, ascensori e distributori automatici, e della Smart Agriculture (120 milioni, +20%), dedicata perlopiù al monitoraggio di mezzi e terreni agricoli. Smart Metering acqua e calore, Smart Retail e Smart Health sono ancora marginali ma di grande prospettiva futura.

Questi sono i principali risultati della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Prosegue la crescita dell’Industrial IoT (I-IoT), ma resta elevato il divario fra grandi aziende e PMI in termini di conoscenza e progetti avviati. Lo evidenzia il sondaggio condotto dall’Osservatorio su un campione di 100 grandi aziende e 525 PMI italiane, da cui emerge che il 97% delle grandi imprese conosce le soluzioni IoT per l’Industria 4.0 (era il 95% nel 2018) e il 54% ha attivato almeno un progetto di I-IoT nel triennio 2017-2019, mentre solo il 39% delle PMI ha sentito parlare di queste soluzioni e appena il 13% ha avviato delle iniziative. Fra le grandi aziende cala il numero di progetti complessivi (-16%), a causa dell’elevato numero di progetti attivati nel biennio precedente e del progressivo spostamento dell’attenzione del Piano Nazionale Industria 4.0 sulle PMI, e le iniziative si concentrano soprattutto nei settori delle lavorazioni meccaniche (73%) e degli elettrodomestici (71%).

Le applicazioni più diffuse sono quelle per la gestione della fabbrica (Smart Factory, 51% dei casi), impiegate soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e predittiva, seguite dalle applicazioni per la logistica (Smart Logistics, 28%), dedicate alla tracciabilità dei beni in magazzino e lungo la filiera, e per lo Smart Lifecycle (21%), con progetti che puntano a migliorare le fasi di sviluppo di nuovi modelli e di aggiornamento dei prodotti. Il wireless è la priorità tecnologica per il futuro, con il 64% di grandi aziende che ha in programma progetti basati su queste tecnologie, mentre diminuiscono i progetti basati su reti cablate (-5% rispetto al 2018). In crescita le iniziative che impiegano reti Low Power Wide Area (12%, +7%) per il monitoraggio dei parametri ambientali in fabbrica o nei magazzini e per la tracciabilità dei prodotti.

Le principali barriere che frenano le imprese nell’avvio di progetti I-IoT sono la mancanza di competenze (indicata dal 56% del campione) e la scarsa comprensione dei benefici di queste soluzioni (44%), ma soltanto il 44% prevede piani di formazione sulle competenze IoT o l’assunzione di personale specializzato. A trainare le scelte delle grandi aziende sono i benefici di efficienza (indicati dal 69% del campione) e di efficacia (46%), mentre cresce il desiderio di sperimentare soluzioni innovative (34%, +14%), a discapito degli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0, non più ritenuti indispensabili per attivare i progetti (38%, -8%). L’efficienza è il principale obiettivo anche delle PMI che avviano progetti di I-IoT (49%), seguita dal miglioramento dell’immagine aziendale (40%). Solo una su quattro ha iniziato a sfruttare gli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0 per attivare iniziative.

Per quanto riguarda il tema della Smart City, il 42% dei Comuni italiani con almeno 15.000 abitanti ha avviato un progetto di Smart City negli ultimi tre anni, il 6% in più di quanto registrato nel triennio 2016-2018. Resta molto elevato il numero dei progetti ancora in fase di sperimentazione, ma cresce anche la maturità dei progetti, con il 39% dei Comuni che ha realizzato iniziative estese a tutta l’area urbana e pronte a generare i risultati attesi (+19%). I progetti di Smart City sono ostacolati soprattutto dalla mancanza di competenze (secondo il 56% degli intervistati) e dalla carenza di risorse economiche (47%), anche se la percezione di queste barriere registra un calo rispetto al 2018 (rispettivamente -9% e -15%). Seguono le difficoltà legate alla “macchina amministrativa”, come la complessità burocratica (38%, +21% rispetto al 2018) e la difficoltà di coordinamento dei vari attori (26%). I principali obiettivi delle iniziative di Smart City sono migliorare i servizi già offerti ai cittadini (79%) e introdurne di nuovi (51%), seguiti dall’attenzione alla sostenibilità ambientale (38%), in crescita dell’8% rispetto al 2018.

I Comuni non sono gli unici a partecipare ai progetti di Smart City, ma la strada per realizzare un ecosistema integrato capace di coinvolgere più iniziative è ancora lunga: la maggioranza dei comuni (54%) porta avanti i progetti in modo indipendente e non coordinato, mentre sono ancora poche le città (il 20% di quelle che hanno avviato progetti) che riescono a inquadrare e gestire le diverse iniziative all’interno di una chiara strategia Smart City, che coinvolge oltre alla municipalità anche attori terzi. Le aziende municipalizzate sono il primo attore con cui collaborano i comuni (40%), seguite da altri comuni (31%), università e centri di ricerca (29%), mentre il 52% dei comuni è aperto anche a collaborazioni con startup e fornitori di servizi. Nell’ambito di queste collaborazioni il 69% dei comuni vorrebbe ritagliarsi un ruolo da “Promotore”, avviando e gestendo in prima persona i progetti di Smart City. Il 51% si vede come un “Abilitatore” (+19% sul 2018), che mette a disposizione di terzi informazioni e infrastrutture del Comune per consentire l’offerta di servizi ai cittadini. Il 31% (-2%), infine, vorrebbe ricoprire la funzione di “Utilizzatore” di quanto realizzato da operatori privati.

 

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