Gli impianti HVAC sono stati tra i protagonisti assoluti della 44ª Mostra Convegno Expocomfort, che si è svolta a Fiera Milano dal 24 al 27 marzo 2026. L’evento ha lanciato un messaggio molto chiaro a chi lavora ogni giorno nel settore: l’impiantistica HVAC+R e idrotermosanitaria sta cambiando rapidamente e il ruolo dell’installatore è sempre più centrale in questa trasformazione.
MCE 2026: una svolta nell’impiantistica
MCE 2026 ha confermato il ruolo centrale dell’impiantistica nella profonda trasformazione che sta attraversando il comparto edilizio ed energetico. La 44ª edizione di Mostra Convegno Expocomfort ha restituito un quadro netto di un settore ITS e HVAC sempre più chiamato a rispondere a obiettivi di efficienza, decarbonizzazione e qualità del comfort. Non si parla più di singole tecnologie, ma di sistemi integrati, nei quali produzione, distribuzione, controllo e uso intelligente dell’energia sono strettamente connessi.
In questo scenario, la figura dell’installatore assume un ruolo decisivo: non più soltanto esecutore, ma tecnico capace di interpretare soluzioni, adattarle al contesto reale degli edifici e garantire prestazioni nel tempo. MCE 2026 si è quindi confermata come un osservatorio privilegiato sul presente e sul futuro dell’impiantistica.
I numeri della manifestazione aiutano a capire la portata dell’evento. Oltre 1.600 aziende espositrici e circa 120.000 visitatori professionali, con una presenza internazionale superiore al 35%, hanno reso MCE 2026 un punto di incontro fondamentale per tutta la filiera. Un afflusso importante, che testimonia come progettisti, installatori, manutentori e costruttori sentano il bisogno di confrontarsi su tecnologie, normative e soluzioni concrete, soprattutto in una fase in cui le scelte impiantistiche sono sempre più strategiche.
Infine, dalle analisi di mercato è emerso un quadro articolato: Assoclima registra una crescita generalizzata per il comparto che rappresenta, anche se il potenziale è frenato dal rapporto prezzo elettricità/gas; Assotermica, invece, segnala un forte calo delle vendite di caldaie e mette in guardia sul rischio per il rinnovo impiantistico senza politiche e incentivi stabili.
Un settore che pesa molto
Durante la fiera è stato ricordato più volte che il comparto ITS e HVAC+R non è solo un settore tecnico, ma un vero pilastro dell’economia italiana. Secondo il Rapporto Strategico TEHA Group presentato proprio a MCE, la filiera estesa vale circa 83 miliardi di euro di fatturato, genera 27 miliardi di valore aggiunto e dà lavoro a circa 400.000 persone. Numeri che spiegano perché l’impiantistica sia oggi al centro delle politiche di efficientamento energetico e delle strategie di decarbonizzazione degli edifici.
Per chi installa, questo significa una cosa molto concreta: gli impianti non sono più considerati un semplice accessorio dell’edificio, ma uno degli elementi principali su cui si giocano comfort, consumi energetici e, sempre più spesso, valore dell’immobile.
Pompe di calore:
Meno entusiasmo, più sostanza
Camminando tra i padiglioni, è apparso evidente che la fase dell’entusiasmo un po’ confuso sulle pompe di calore è ormai alle spalle. A MCE 2026 il tema è stato affrontato con maggiore maturità. Molte aziende hanno puntato su modelli ad alta temperatura, pensati per il retrofit e capaci di lavorare con i radiatori esistenti, risultando quindi più adatti al patrimonio edilizio italiano.
Grande attenzione anche ai refrigeranti naturali, in particolare l’R290, e alle soluzioni che permettono di integrare la pompa di calore con fotovoltaico, accumuli e, in alcuni casi, sistemi ibridi. Il messaggio per l’installatore è stato chiaro: vendere e installare una pompa di calore oggi significa saperla inserire in un sistema, non limitarsi a sostituire un generatore.
E proprio in occasione di MCE è stata presentata anche la seconda edizione di Heat Pump Technologies, che si terrà nel 2027, e di cui si parlerà più diffusamente in seguito.
Controllo e digitalizzazione:
Una strada senza ritorno
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la regolazione e il controllo degli impianti. Se un tempo la domotica era percepita come un valore aggiunto, a MCE 2026 è emerso chiaramente che la digitalizzazione è destinata a diventare la norma, anche per effetto delle direttive europee.
Sistemi di home e building automation, gestione intelligente dell’energia, monitoraggio dei consumi e delle prestazioni stanno entrando sempre più nel residenziale e nel terziario. Molte soluzioni presentate in fiera sono state pensate proprio per facilitare il lavoro dell’installatore, con dispositivi wireless, sistemi plug and play e piattaforme di configurazione semplificate.
Questo cambiamento porta con sé nuove opportunità, ma anche nuove responsabilità: chi installa è chiamato a conoscere non solo termotecnica ed elettrotecnica, ma anche la logica di funzionamento dei sistemi di controllo.
Una fiera più concreta
Uno degli aspetti più apprezzabili di MCE 2026 è stata la maggiore attenzione ai contenuti pratici. Accanto ai grandi temi della transizione energetica, delle normative e delle strategie industriali, si è parlato molto di applicazioni reali, problemi di cantiere, soluzioni installabili e assistenza post vendita.
In questo senso, MCE si conferma non solo come vetrina tecnologica, ma come luogo di confronto concreto per chi gli impianti li realizza davvero. Un confronto che diventerà ancora più importante nei prossimi anni, quando competenze tecniche, digitali e normative dovranno convivere nello stesso mestiere.
Numeri dal mercato:
Assoclima
La rilevazione statistica 2025 presentata a MCE mostra un quadro complessivamente positivo per il mercato italiano dei componenti per la climatizzazione. Il fatturato Italia raggiunge 2.921 milioni di euro (+8,5% a parità di panel) e la produzione nazionale 1.279 milioni (+6,4%), con una base statistica ampliata a 50 aziende.
Il traino principale viene dall’espansione diretta: segnali molto forti per i climatizzatori split, con i monosplit a +16% a volume e +12% a valore, i multisplit a +15% e +13%, e per i sistemi VRF, in crescita del +12% a volume e +10% a valore. A sostenere la domanda contribuiscono la maggiore consapevolezza sull’efficienza delle pompe di calore elettriche, un mercato di sostituzione importante e l’aumento della richiesta di raffrescamento legato alle ondate di calore.
Nel segmento idronico aria-acqua e chiller ad aria il quadro è sostanzialmente stabile, con un -0,4% a valore, ma con dinamiche differenti per potenza: forte crescita per le pompe da 18–50 kW e per le taglie oltre i 500 kW, trainate da PNRR, terziario e grandi infrastrutture; lieve contrazione nelle potenze residenziali inferiori ai 10 kW e nella fascia 11–17 kW, con possibilità di recupero nel breve periodo.
Le pompe acqua-acqua e i chiller condensati ad acqua segnano un +2,9% a valore, con aumenti significativi nelle fasce fino a 10 kW e tra 18–100 kW. Buone performance anche per le unità di trattamento aria, i rooftop, le unità terminali, la ventilazione meccanica residenziale, i climatizzatori trasferibili e i condizionatori close control.
Assoclima ha inoltre presentato lo studio TEHA sul futuro delle pompe di calore: il potenziale di diffusione resta frenato soprattutto da fattori economici, in particolare dal rapporto prezzo elettricità/gas (Reeg) sfavorevole. Le proposte includono misure regolatorie e commerciali integrate, con l’obiettivo di rendere le pompe di calore la scelta più conveniente e coerente con gli obiettivi di transizione energetica, competitività e indipendenza.
Assotermica
Il mercato italiano delle caldaie registra nel 2025 una contrazione significativa, con oltre 140.000 unità vendute in meno rispetto al 2024, suscitando preoccupazione per la sostenibilità del comparto. Secondo Assotermica, le caldaie murali, nodo centrale per il rinnovo residenziale, passano da 911.899 a 769.090 unità; caldaie a basamento, caldaie soffiate e scaldacqua a gas segnano ulteriori cali.
Anche le soluzioni ibride e gli scaldacqua in pompa di calore arretrano, mentre l’unico segno positivo arriva dai bruciatori. Il calo non viene letto come una semplice flessione congiunturale, ma come il segnale di un’incertezza strutturale che può compromettere il rinnovo del parco impianti, in Italia ancora composto da circa 9 milioni di apparecchi obsoleti.
Assotermica evidenzia rischi per imprese e occupazione, oltre al rallentamento degli investimenti necessari per la transizione tecnologica. Il presidente Giuseppe Lorubio richiama le istituzioni a misure chiare e stabili: ripensare i piani per l’efficientamento degli edifici e garantire incentivi coerenti e duraturi, come Ecobonus e Bonus Casa, per sostenere concretamente famiglie e imprese nella sostituzione degli apparecchi obsoleti. Senza segnali di politica industriale e di incentivazione chiari e di medio-lungo periodo, il settore rischia un progressivo indebolimento proprio mentre il contributo dell’industria del riscaldamento resta cruciale per accompagnare la transizione energetica nazionale.

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