“È un lavoro di squadra quello che si svolge su impianti di climatizzazione e attrezzature di climatizzazione”, afferma Alessandro Signorato, titolare di Kasakurima. “Ognuno deve poter fare la propria parte: chi installa e manutiene deve avere le competenze per farlo, ma per arrivare a questa condizione il mercato e i tecnici debbono fare molta strada, con l’aiuto del legislatore”.
Formazione e sicurezza
Il punto di vista di un centro assistenza e formatore F-Gas che osserva il settore della refrigerazione e climatizzazione da più prospettive è particolarmente utile per leggere il presente. L’evoluzione normativa e tecnologica, spinta dal regolamento F-Gas, sta portando sul mercato prodotti con refrigeranti alternativi agli HFC, come A2L, propano e CO₂, ma i tecnici risultano in parte impreparati. La formazione finora, spesso demandata ai costruttori, è insufficiente e a volte orientata più al prodotto che alla sicurezza. “È amaro ma doveroso constatare che questa transizione coglie molti tecnici impreparati”, spiega Signorato. “Finché gli HFC sono stati predominanti, il sistema ha retto. Oggi però la formazione di chi si occupa di installazione e manutenzione non è più sufficiente”.
La transizione in corso
Kasakurima è un centro assistenza di marchi importanti e si occupa della manutenzione e della riparazione degli impianti nella zona est di Verona. Il titolare, Alessandro Signorato, è anche formatore per corsi F-Gas ed esaminatore per un ente di certificazione. Da questa osservazione del mercato è possibile fotografare il settore da più angolature. Secondo Signorato, i segnali del mercato sono sempre più orientati verso refrigeranti alternativi agli HFC, come propano e CO₂. Per questo è naturale aspettarsi un rafforzamento degli sforzi sul fronte della formazione degli addetti ai lavori, soprattutto per chi opera su impianti di climatizzazione sempre più complessi e tecnologicamente avanzati.
Il nodo della sicurezza
Il tema sicurezza si sta certamente presentando, ma mancano risorse e percorsi organizzati che consentano al tecnico di avere una percezione chiara dei rischi. Anche l’idea che basti ottemperare all’81/2008, il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, è una modalità molto parziale di guardare all’impianto. “Se trattiamo prodotti A2L potrebbe anche essere sufficiente, ma quando cominciamo a lavorare con prodotti altamente infiammabili direi che è insufficiente”, sottolinea Signorato. Nella nuova certificazione F-Gas è fondamentale il passaggio da una formazione basata su un esame a un sistema fondato sulla formazione continua. L’attività lavorativa è pericolosa e in veloce aggiornamento, per questo i tecnici debbono essere costantemente formati. La formazione continua dovrebbe diventare istituzionale, obbligatoria e finanziata, senza essere affidata soltanto ai costruttori.
Giovani e competenze
Un altro tema critico riguarda il ricambio generazionale. “Purtroppo vediamo pochissimi giovani sotto i 30 anni inserirsi in questo settore”, osserva Signorato. “Stiamo andando verso una situazione di assenza di futuri tecnici”. La carenza di nuove figure professionali rischia di diventare un problema strutturale per tutto il comparto. Anche gli esami di certificazione, secondo Signorato, dovrebbero attribuire maggiore importanza alla prova pratica. Se si lavora con gas altamente infiammabili e ad alta pressione, l’esame dovrebbe verificare davvero le capacità operative del tecnico. Gli esami F-Gas, oggi, non delineano un profilo professionale completo: si limitano a competenze minime indispensabili.
Il ruolo del progetto
Gli impianti non sono semplicemente luoghi di lavoro: sono sistemi che funzionano ventiquattr’ore su ventiquattro, anche in assenza del tecnico. Per questo serve un’analisi del rischio rispetto a quanto l’impianto determina in termini di pericolo per l’utente. È un lavoro a più mani, perché non necessariamente l’installatore possiede tutte le competenze per eseguire un progetto che tenga conto di ogni attenzione necessaria. “Il progettista deve analizzare la situazione concreta e confrontarsi con il contesto reale”, conclude Signorato. “L’installatore, a sua volta, deve eseguire il lavoro in sintonia con il progetto”. La qualità delle competenze resta quindi l’ingrediente decisivo per garantire sicurezza, prestazioni e affidabilità negli impianti di climatizzazione.

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