Il Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica 2026 (RAEE 2026) dell’ENEA, un documento di oltre 200 pagine, offre un quadro aggiornato dello stato dell’efficienza energetica in Italia sulla base dei dati disponibili al 31 dicembre 2025. In un contesto caratterizzato da nuove tensioni sui mercati energetici e dall’accelerazione delle politiche climatiche europee, il documento evidenzia come il settore edilizio continui a essere uno dei principali ambiti di intervento per la riduzione dei consumi energetici, delle emissioni e della dipendenza dai combustibili fossili.
Un percorso in miglioramento, ma da accelerare
La quindicesima edizione del RAEE conferma che l’efficienza energetica è uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la sicurezza energetica nazionale e raggiungere gli obiettivi climatici europei. Secondo ENEA, l’Italia continua a mostrare un miglioramento dell’intensità energetica e dell’efficienza complessiva dei consumi, anche se il percorso verso i nuovi target comunitari richiederà un’accelerazione degli interventi nei prossimi anni.
Il rapporto evidenzia che nel 2024 la domanda di energia primaria in Italia si è attestata a 139,8 Mtep, in diminuzione dello 0,9% rispetto all’anno precedente, mentre i consumi finali hanno registrato una lieve crescita. In questo scenario, il settore civile continua a svolgere un ruolo centrale poiché gli edifici costituiscono una quota rilevante dei consumi energetici nazionali e del potenziale di risparmio ancora disponibile.
L’analisi di ENEA sottolinea inoltre come la nuova Direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD IV) stia ridefinendo le strategie nazionali, imponendo un’evoluzione del patrimonio immobiliare verso livelli prestazionali sempre più elevati e, nel lungo termine, verso edifici a emissioni zero.
Il settore residenziale: consumi in calo strutturale ma ancora dipendenti dal gas
Uno degli elementi più interessanti del rapporto riguarda l’andamento dei consumi energetici nelle abitazioni. Nel 2024 il settore residenziale ha consumato 26,8 Mtep, registrando un lieve incremento dello 0,9% rispetto al 2023. Tale crescita non modifica però una tendenza di lungo periodo caratterizzata da una significativa riduzione dei consumi: dal 2005 al 2024 il fabbisogno energetico delle abitazioni italiane è diminuito di circa il 21%, passando dai livelli record raggiunti nel 2010 a valori ormai prossimi ai 26-27 Mtep annui. Secondo ENEA, questo risultato è attribuibile sia all’introduzione di requisiti prestazionali più severi per gli edifici nuovi sia agli incentivi destinati alla riqualificazione energetica del patrimonio esistente.
Nonostante questi progressi, il mix energetico del comparto residenziale continua a essere dominato dal gas naturale. Nel 2024 il gas ha coperto circa il 49% dei consumi energetici delle abitazioni, con 13,2 Mtep. Seguono l’energia elettrica con il 21,1% e le biomasse solide con il 17,3%. Si osserva tuttavia una progressiva riduzione del ruolo del gas rispetto al passato, accompagnata dalla crescita delle fonti rinnovabili e delle pompe di calore.
Particolarmente significativa è proprio l’espansione delle tecnologie elettriche per la climatizzazione. Le fonti rinnovabili utilizzate negli edifici residenziali, soprattutto l’impiego delle pompe di calore e il solare termico, continuano a crescere con ritmi sostenuti. Nel 2024 il calore generato da pompe di calore è aumentato del 3,6% rispetto all’anno precedente, confermando una tendenza ormai consolidata verso l’elettrificazione dei consumi termici.
La distribuzione dei consumi nelle abitazioni
L’analisi degli usi finali dell’energia conferma che il riscaldamento rimane la voce predominante nei consumi domestici. Circa il 65% dell’energia utilizzata nelle abitazioni è infatti destinata al riscaldamento degli ambienti. Seguono illuminazione e apparecchi elettrici con circa il 12%, la produzione di acqua calda sanitaria con l’11%, gli usi cucina con l’8% e il raffrescamento con circa il 2%.
Il peso predominante del riscaldamento spiega perché gli interventi sull’involucro edilizio, sulla sostituzione dei generatori e sulla regolazione impiantistica continuino a essere le misure più efficaci in termini di riduzione dei consumi.
ENEA osserva inoltre che i consumi per il riscaldamento mostrano una tendenza decrescente favorita sia dall’efficientamento del patrimonio edilizio sia dagli inverni mediamente più miti registrati negli ultimi anni. Parallelamente si registra una crescita degli usi legati al raffrescamento estivo, fenomeno che riflette gli effetti dell’aumento delle temperature e la crescente diffusione dei sistemi di climatizzazione.
Migliora l’efficienza energetica delle abitazioni
Tra i dati più importanti del rapporto vi è il miglioramento dell’indice di efficienza energetica del settore residenziale. L’indice ODEX elaborato da ENEA evidenzia che dal 2005 al 2024 il settore residenziale ha migliorato la propria efficienza energetica del 23,6%. I progressi interessano tutti gli usi finali, sebbene con ritmi inferiori rispetto agli anni Novanta a causa dell’aumento degli standard di comfort e dei cambiamenti nelle abitudini di consumo.
Anche l’intensità energetica residenziale, misurata rispetto alla spesa delle famiglie, mostra risultati positivi. Tra il 2005 e il 2024 l’indicatore si è ridotto del 22,2%, confermando che il sistema abitativo italiano riesce oggi a produrre livelli di comfort superiori con un minore impiego di energia.
Le detrazioni fiscali e il ruolo degli incentivi
Il RAEE dedica ampio spazio agli strumenti di incentivazione che hanno sostenuto la riqualificazione energetica degli edifici. Le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, insieme al Conto Termico e ai Certificati Bianchi, continuano a essere un motore essenziale per gli investimenti del settore. Gli interventi incentivati hanno contribuito in modo significativo ai risparmi energetici nazionali ottenuti negli ultimi anni e alla diffusione di tecnologie efficienti come caldaie a condensazione, pompe di calore, serramenti ad alte prestazioni e sistemi di isolamento termico.
Nel 2025 il settore civile ha ottenuto circa 53.000 Titoli di Efficienza Energetica. La quota maggiore dei certificati ha riguardato interventi relativi alla generazione efficiente di calore e freddo per climatizzazione e produzione di acqua calda sanitaria in edifici residenziali e terziari, segno che il miglioramento degli impianti costituisce ancora la principale leva di risparmio energetico.
Il patrimonio edilizio italiano resta energivoro
Nonostante i miglioramenti registrati, il rapporto mette in evidenza come una parte consistente del patrimonio edilizio nazionale continui a presentare prestazioni energetiche modeste. L’analisi del Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE), basata su circa 1,28 milioni di APE emessi nel 2025, mostra che l’87,8% degli attestati riguarda edifici residenziali e il 12,2% edifici non residenziali.
L’elemento più significativo è la distribuzione delle classi energetiche. Nel comparto residenziale quasi la metà degli immobili certificati continua a ricadere nelle classi energetiche meno efficienti, F e G. La quota oscilla infatti tra il 47% e il 51%, confermando la presenza di un enorme potenziale di riqualificazione ancora non sfruttato.
Secondo ENEA, pur essendo evidente una progressiva riduzione della quota di edifici inefficienti rispetto al decennio precedente, il ritmo di miglioramento appare ancora insufficiente rispetto agli obiettivi fissati dalle politiche europee di decarbonizzazione.
Il settore terziario: cresce il peso dell’elettricità
Il rapporto dedica attenzione anche al comparto dei servizi, che comprende uffici, attività commerciali, alberghi, scuole e altre strutture del terziario. Dal 2005 al 2024 il settore servizi ha registrato una crescita dei consumi energetici pari al 41,6%, diventando uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana. La terziarizzazione del sistema produttivo ha infatti comportato una progressiva espansione delle superfici climatizzate e delle dotazioni tecnologiche degli edifici.
La caratteristica più rilevante del settore è il crescente ruolo dell’energia elettrica. Dal 2020 i consumi elettrici del comparto sono aumentati di oltre il 27%, mentre quelli di gas naturale sono diminuiti di circa il 15%. Questo fenomeno riflette la progressiva diffusione delle pompe di calore, dei sistemi digitali e delle tecnologie di climatizzazione ad alta efficienza.
L’intensità energetica del settore servizi nel 2024 è risultata pari a 13,9 tep per milione di euro di valore aggiunto, mentre l’intensità elettrica ha raggiunto 78,5 MWh per milione di euro, segnalando una crescente elettrificazione degli usi energetici.
Verso gli edifici a emissioni zero
Uno dei temi centrali affrontati dal RAEE 2026 è l’attuazione della nuova Direttiva europea EPBD IV. ENEA sottolinea che l’obiettivo europeo è trasformare progressivamente il patrimonio edilizio in un parco immobiliare a emissioni zero. Dal 2028 i nuovi edifici pubblici dovranno essere Zero Emission Buildings (ZEB), mentre dal 2030 il requisito verrà esteso a tutte le nuove costruzioni.
Per conseguire questo obiettivo sarà necessario integrare involucro altamente prestazionale, impianti efficienti, fonti rinnovabili e sistemi intelligenti di gestione dell’energia. La sfida riguarderà soprattutto il patrimonio esistente, che in Italia è mediamente più vecchio rispetto a quello di molti altri Paesi europei e presenta livelli di efficienza spesso insufficienti.
Prospettive e opportunità per i progettisti
Per i progettisti termotecnici, impiantisti e consulenti energetici, il quadro delineato dal RAEE 2026 apre prospettive professionali particolarmente interessanti. I dati mostrano infatti che una quota ancora molto elevata del patrimonio edilizio italiano, specialmente nel comparto residenziale, appartiene alle classi energetiche meno efficienti (F e G), evidenziando un potenziale di riqualificazione enorme che dovrà essere progressivamente attivato per rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
La nuova Direttiva EPBD IV, che introduce il concetto di edificio a emissioni zero (ZEB) e impone percorsi di miglioramento delle prestazioni energetiche sia per il settore residenziale sia per quello non residenziale, richiederà competenze progettuali sempre più avanzate e multidisciplinari. L’attività del progettista non sarà più limitata al dimensionamento degli impianti, ma potrà integrarsi con l’analisi energetica dell’involucro, la gestione delle fonti rinnovabili, l’accumulo energetico, la digitalizzazione degli edifici e il monitoraggio delle prestazioni nel tempo.
Particolarmente rilevante appare il crescente ruolo delle pompe di calore, il cui contributo ai consumi energetici degli edifici è in costante aumento, sia nel settore residenziale sia nel terziario. La progressiva elettrificazione dei sistemi di climatizzazione, combinata con la diffusione del fotovoltaico e dei sistemi di gestione intelligente dell’energia, genererà una domanda crescente di progetti integrati in grado di massimizzare l’autoconsumo e minimizzare il fabbisogno energetico degli edifici.
Anche il comparto terziario offre ampi margini di sviluppo professionale. Uffici, strutture commerciali, alberghi, scuole ed edifici pubblici saranno chiamati a rispettare standard prestazionali sempre più stringenti, creando opportunità per interventi di riqualificazione profonda che coinvolgano impianti HVAC ad alta efficienza, sistemi di regolazione evoluti, automazione e Building Management System (BMS), ventilazione meccanica controllata e integrazione delle fonti rinnovabili.
In questo scenario il progettista assume un ruolo di “regista della transizione energetica”, chiamato a coniugare efficienza energetica, comfort ambientale, sostenibilità economica e conformità normativa. La capacità di sviluppare soluzioni integrate, supportare i committenti nell’accesso agli incentivi e garantire il raggiungimento delle prestazioni previste sarà uno degli elementi chiave per la competitività professionale nei prossimi anni.

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