La formazione dei tecnici del clima nasce dall’incontro tra scuola e impresa. Simone Contro, responsabile del Settore Energia di CNOS FAP, racconta un modello fondato su laboratori, aggiornamento continuo e attenzione alla persona, per preparare professionisti pronti alle sfide della climatizzazione e della refrigerazione. CNOS FAP, la rete formativa dei Salesiani, costituisce uno dei grandi ambiti di operatività dell’Opera Salesiani e opera sul territorio nazionale con un’attenzione dedicata da anni al settore termotecnico, specializzato ulteriormente anche nell’ambito della refrigerazione.
“La nostra rete di istituti professionali è sempre molto attenta a rendere concreta attraverso un sistema laboratoriale il percorso formativo. Sappiamo benissimo che il futuro è legato alla climatizzazione e alla refrigerazione e quindi ormai da qualche anno ci stiamo allineando a questo trend. Ciò ha portato ad eseguire in laboratorio le classiche installazioni di climatizzazione monosplit piuttosto che multisplit partendo sempre dalla conoscenza del circuito frigorifero. Ora però è arrivato il momento di alzare l’asticella andando ad approfondire anche il discorso refrigerazione.”
Avete trovato collaborazione nel mondo delle imprese, sia produttrici sia installatrici, in questo progetto?
“Per i coordinatori di area così come per i formatori nelle sedi attive il confronto con le aziende è all’ordine del giorno. Tutti siamo d’accordo sulla linea da seguire e c’è il supporto sostanziale delle aziende nella formazione, non solo da parte di installatori ma anche da parte di aziende produttrici, con un aggiornamento professionale dei nostri formatori che è più che necessario, è imprescindibile, ma anche con l’aiuto costituito da dotazioni dedicate, partendo dalle classiche pompe di calore piuttosto che con banchetti frigoriferi dedicati.”
Che ricezione c’è da parte dei ragazzi di questa offerta formativa?
“Noi stiamo inserendo le nozioni di base a partire dal secondo/terzo anno dei percorsi IeFP, per approfondire le tematiche nei quarti anni professionali, senza escludere in alcuni CFP corsi IFTS dedicati; i ragazzi al terzo anno cominciano già a ‘masticare’ di circuito frigorifero e la loro risposta a questi stimoli è più che positiva: sicuramente la climatizzazione residenziale è quella che va per la maggiore però una volta superato questo step iniziale le uniche difficoltà sono quelle legate ai contenuti più tecnici, ma questo ovviamente è anche dovuto alla crescita dei ragazzi e al fatto di rendere accattivante il tema catturando la loro attenzione.”
Questa positività da parte dei ragazzi che vogliono inserirsi in ambienti professionali HVAC è particolarmente significativa: sembra di capire che “riempiate le classi”…
“Effettivamente sì, anche a dispetto insomma del calo demografico, in tutti i centri abbiamo corsi con un numero di allievi importante. Ma la constatazione più forte da parte nostra è che i ragazzi sono sempre interessati alla parte laboratoriale, perché il nostro modello prevede obbligatoriamente che svolgiamo una parte di formazione tecnica di aula importante, come in tutti gli istituti professionali e superiori, ma abbiamo, ed è questo il nostro fiore all’occhiello, una quindicina di ore di laboratorio a settimana che ci permettono di applicare quello che vediamo in aula direttamente coi ragazzi durante le esercitazioni pratiche. Don Bosco diceva che i nostri ragazzi hanno l’intelligenza delle mani e abbiamo davvero la piacevole sensazione che questo messaggio continui ad essere valido ed efficace ancora oggi.”
La pratica operativa è una risorsa chiave per l’inserimento nelle aziende, sia nella forma dell’apprendistato sia per l’eventuale inserimento stabile: i ragazzi trasformano questa “intelligenza delle mani” in professionalità?
“Esatto, le aziende che collaborano con noi, ormai innumerevoli, ci offrono collaborazione anche nell’allestire i laboratori in linea con le nuove tecnologie e questo incontro genera una reciproca soddisfazione, perché queste aziende hanno capito di poter ricevere risorse sulle quali c’è già un investimento in vista del futuro. Il nostro impegno ad aggiornarci e a trasmettere l’attualità della professione fa sì che le aziende ci contattino con intensità e frequenza per chiederci di poter inserire ragazzi validi. Saremmo presuntuosi se dicessimo che il ragazzo esce dai nostri corsi come un lavoratore finito, ma quella che riusciamo a costruire è un’infarinatura generale importante anche sul fronte pratico che permette all’azienda di svolgere un ulteriore lavoro di qualificazione costruito su basi solide e importanti.”
Manca però un tassello: non esiste ancora la possibilità di fornire ai ragazzi strumenti come la certificazione F-Gas.
“Sono d’accordissimo su questo. Purtroppo, da quel punto di vista abbiamo un po’ le mani legate dalla normativa, ma lavoriamo per farci trovare pronti. La maggior parte dei colleghi formatori ha conseguito il patentino F-Gas, vedremo poi come si evolverà la parte legislativa perché è nell’interesse nostro e delle aziende che i ragazzi abbiano già al momento dell’apprendistato un’abilitazione caratterizzata. Nel frattempo, non stiamo a guardare, ci formiamo e ci aggiorniamo anche in mancanza di riconoscimenti ufficiali.”
Il vostro impegno va in qualche modo “oltre” il necessario?
“È un impegno formativo che è attento alla dimensione gestionale, ma non la considera prioritaria, perché in primo luogo mettiamo al centro la persona: crediamo nei ragazzi, ognuno di loro è unico, ha un modo di apprendere, un modo di capire, un modo di faticare diverso l’uno dall’altro ed è fondamentale che percepiscano questa nostra fiducia.”
Questa vostra attenzione umana è un valore percepito dalle aziende?
“Solo in parte, purtroppo: viviamo in un’epoca in cui, come si dice, ‘il lavoro deve essere fatto per ieri’ e questo porta ad avere degli svantaggi nei confronti del ragazzo appena inserito. Ci troviamo spesso a ragionare con le aziende, dicendo che devono comunque investire all’inizio per una formazione corretta dei ragazzi. Anche i più capaci rischiano di abbandonare chi li getta immediatamente nell’arena del cantiere senza nessuna rete di supporto. Quando una persona vede che un’azienda dedica tempo alla sua crescita, comprende che quell’azienda crede nel suo potenziale.”
C’è anche un altro punto: la modalità di relazione con il cliente, una competenza che difficilmente si impara a scuola…
“Non è materia di insegnamento e non può esserlo. Noi puntiamo anche su questo: durante gli anni che i ragazzi passano da noi, spieghiamo chiaramente che anche in una professione tecnica il rapporto con il cliente è fondamentale.”
E in questo va a convergere l’idea di formare non solo il tecnico, ma anche la persona?
“Il lavoro di formazione in CNOS FAP è quello che porta le competenze ad essere risorse della persona, non semplici conoscenze o abilità: questo qualifica il tecnico, lo rende capitale umano, oltre che lavoratore. E in un lavoro che ha ancora una fortissima componente di relazione come quello di chi installa e manutiene impianti, soprattutto quelli destinati ad un’utenza privata, continuiamo a ritenerlo un fattore chiave.”

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