Dal 3 giugno 2026 le nuove regole di contenimento dei consumi energetici definite dal DM 28/10/2025 diventano cogenti e modificano in modo concreto progettazione, cantiere e consegna dell’impianto. Per gli installatori e per chi opera nell’impiantistica energetica, HVAC e idro-termo-sanitaria, la novità principale è un approccio più integrato tra involucro, impianti e fonti rinnovabili.
Il decreto aggiorna i requisiti minimi per nuove costruzioni, ristrutturazioni rilevanti, ampliamenti e riqualificazioni importanti dell’involucro e degli impianti. In pratica, non basta più intervenire solo su isolamento o sola climatizzazione: la prestazione dell’edificio dipende dalla coerenza tra trasmittanze, ponti termici, tenuta all’aria, ventilazione meccanica controllata, regolazione e copertura da fonti rinnovabili. Le pratiche avviate prima della data di entrata in vigore restano in genere soggette al quadro precedente, salvo scelta esplicita di applicare le nuove disposizioni.
Sul fronte dell’involucro, l’attenzione si sposta su edifici “misurati”, cioè verificati con maggiore precisione. I valori di U e H’T, insieme ai ponti termici, vanno calcolati con cura, evitando approcci semplificati. Anche il comfort estivo richiede controlli più accurati, con metodi dinamici e una valutazione seria di schermature, massa e tenuta all’aria. In questa logica, la continuità dell’isolamento e il trattamento corretto dei nodi costruttivi diventano elementi decisivi per limitare dispersioni e criticità igrotermiche.
Per gli impianti, la parola chiave è bassa temperatura. Le soluzioni più efficaci sono quelle che lavorano con mandate contenute, terminali ben bilanciati, ΔT realistici e regolazioni tarate in sito. Pompe di calore, radianti, fan coil ad alta efficienza e VMC con recupero di calore risultano particolarmente adatti, soprattutto se coordinati tra loro. Nei sistemi con raffrescamento radiante, la gestione dell’anticondensa va pensata come funzione di sistema, non come semplice accessorio.
La VMC assume un ruolo ancora più importante negli edifici ad alta tenuta. Non serve solo a rinnovare l’aria, ma anche a controllare umidità, qualità dell’aria interna e recupero energetico. Nei non residenziali, inoltre, entrano in gioco funzioni minime di automazione secondo UNI EN ISO 52120-1, con sensori, protocolli chiari e logiche di regolazione capaci di adattarsi alle condizioni reali di uso e occupazione.
Un altro punto centrale riguarda la progettazione igrotermica. La verifica di muffe e condense non può più essere considerata marginale: serve un controllo accurato delle stratigrafie, della posizione dei materiali e dei dettagli impiantistici, soprattutto nei passaggi della VMC e nei punti più esposti.
In chiusura lavori, la documentazione tecnica deve essere completa e ordinata: relazione tecnica aggiornata, APE, AQE, collaudi, tarature, bilanciamenti, set point e manuali operativi. Per chi installa e mette in servizio gli impianti, questo significa lavorare con maggiore precisione, ma anche offrire soluzioni più efficienti, stabili e durature.

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